In certe notti sembra tutto fermo, come se la città stesse trattenendo il respiro. Poi, all’improvviso, un suono spezza il silenzio: una chiamata, poche parole, la voce che trema ma non molla. A Fano, tra Pasquetta e l’alba, qualcuno ha trovato la forza di chiedere aiuto quando ormai sembrava troppo tardi.
È successo in via 12 Settembre, intorno alle 4 del mattino di martedì 7 aprile. Dentro un appartamento, nella intimità di una casa dove di solito ci si sente al sicuro, si è consumato un dramma familiare che ha lasciato tutti senza fiato. E la cosa più difficile da accettare è che il pericolo, questa volta, non arrivava da fuori.
Secondo quanto ricostruito finora, un giovane di 21 anni avrebbe accoltellato più volte i suoi genitori e il fratellino di 10 anni. Un’esplosione di violenza che ha trasformato in pochi minuti una notte di festa in un incubo.
L’allarme è partito grazie alla madre: nonostante le ferite, sarebbe riuscita ad afferrare il telefono e chiamare i soccorsi. Un gesto disperato ma decisivo, perché è proprio quella telefonata ad aver messo in moto l’intervento del 118 e dei carabinieri.
Quando i sanitari sono entrati, la scena è stata descritta come agghiacciante: tre persone a terra, sanguinanti. Ferite riportate tra le mura di casa, colpite da chi, per legami di sangue, avrebbe dovuto proteggerle e non trasformarsi nel loro incubo peggiore.
La famiglia, di origini bengalesi, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Ancona. Le condizioni del padre e del bambino di 10 anni vengono indicate come gravi, con prognosi riservata.
Dopo gli accertamenti clinici, però, i medici avrebbero escluso il pericolo di vita. Una notizia che porta un filo di sollievo in una vicenda che, per dinamica e ferocia, continua a scuotere la comunità.
Il 21enne è stato bloccato immediatamente dai carabinieri e ora deve rispondere dell’accusa di triplice tentato omicidio. Ma è un dettaglio, tra quelli emersi, a far venire i brividi e a spostare l’attenzione degli investigatori su un possibile quadro ancora più complesso.
Stando a quanto riportato, il ragazzo avrebbe detto ai militari che sterminare la sua famiglia era un gesto che “voleva fare da tempo”. Parole pesantissime, che suggeriscono un pensiero maturato e non soltanto un raptus improvviso.
Il movente, al momento, resta oscuro. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il passato del giovane e capire cosa possa aver acceso una violenza così lucida contro i suoi familiari, proprio mentre la città si lasciava alle spalle le ultime ore di festività.
Intanto Fano resta sospesa tra incredulità e paura: perché quando una casa diventa il luogo più pericoloso, la domanda che si fanno tutti è una sola. Come si arriva a tanto, senza che nessuno se ne accorga prima?