“Occhio al campanello d’allarme”. Madre e figlia morte avvelenate, cosa nasconde la tavola: rischi, errori e cibi killer

La morte improvvisa di una madre e di sua figlia all’ospedale Cardarelli di Campobasso ha scosso l’opinione pubblica proprio mentre l’Italia si prepara ai cenoni di fine anno, tra tavole imbandite e tradizioni che si ripetono. Una tragedia che non resta confinata alla cronaca locale, ma che diventa un monito nazionale, soprattutto alla vigilia del 31 dicembre, quando il desiderio di festeggiare rischia di far abbassare la guardia su ciò che portiamo in tavola.

A richiamare tutti a una riflessione profonda è l’immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum, che all’Adnkronos Salute ha spiegato come questo caso “impone una riflessione profonda proprio alla vigilia dei cenoni di fine anno. Mentre la magistratura accerta se il ‘killer’ sia stato un fungo velenoso, delle conserve degradate o una partita di pesce contaminato, il richiamo alla prudenza è obbligatorio: a tavola, la differenza tra una serata memorabile e una tragedia sanitaria risiede spesso in piccoli dettagli e nella conoscenza di ciò che mangiamo”.

Dai funghi alle conserve: tutti i rischi di intossicazione alimentare nel piatto, l’allarme dopo la morte di madre e figlia a Campobasso

Il punto centrale, secondo lo specialista, è capire quando un malessere può essere liquidato come una semplice conseguenza di eccessi e quando invece rappresenta un segnale d’allarme. “La prima regola è distinguere una congestione da un’intossicazione grave”, chiarisce Minelli, sottolineando come l’indigestione comune si manifesti quasi subito, con pesantezza, acidità e vomito liberatorio, e tenda a risolversi con il riposo. Ben diverso è il quadro di un’intossicazione seria, dove il pericolo si annida nel tempo che passa prima dei sintomi.

Ed è proprio la latenza a dover far scattare l’allarme. “Per l’intossicazione grave il campanello d’allarme è la latenza. Se i sintomi (diarrea profusa, crampi forti, febbre o ittero) compaiono 12-24 ore dopo il pasto, non sottovalutateli: è il tempo necessario alle tossine più letali per colpire fegato e reni”, avverte l’immunologo. Un dettaglio che può fare la differenza tra un disturbo passeggero e un’emergenza sanitaria.

Un altro elemento da non ignorare è quello che Minelli definisce “il segnale del gruppo”. Se più persone che hanno condiviso lo stesso piatto iniziano a stare male nello stesso momento, non bisogna attendere. “Chiamate il medico o il centro antiveleni. E’ un’allerta tossicologica”, spiega, invitando a non minimizzare mai situazioni che coinvolgono più commensali.

La prevenzione, però, resta l’arma più efficace, soprattutto a Capodanno. E proprio i piatti della tradizione possono nascondere insidie insospettabili. Tra i primi sospettati della tragedia molisana ci sono i funghi, un alimento amatissimo ma potenzialmente letale. “Se per il cenone di San Silvestro avete previsto piatti a base di miceti, la regola medica è ferrea: consumate solo prodotti della filiera commerciale controllata”, raccomanda Minelli. E se arrivano come regalo da appassionati raccoglitori, è fondamentale che siano stati visionati dagli ispettorati micologici delle Asl.

La cottura, spesso considerata una garanzia, non basta. “La cottura non è uno scudo: molte tossine mortali (come l’amanitina) sono termostabili. Bollire i funghi sospetti non li rende sicuri”, avverte l’esperto, smontando una convinzione ancora molto diffusa.

Altro capitolo delicato è quello delle conserve fatte in casa, soprattutto quelle sott’olio. “Quanto alle conserve, attenzione al botulino nelle conserve sott’olio fatte in casa. Se il tappo è gonfio o all’apertura, notate bollicine oppure odori anomali, non assaggiate nemmeno: la tossina botulinica è una delle più potenti al mondo”, sottolinea Minelli, ricordando che in questi casi anche un assaggio può essere fatale.

C’è poi un nemico invisibile, subdolo, che non tradisce la sua presenza con cattivi odori o sapori alterati. “Un ospite invisibile, e per questo ancora più pericoloso, è la Listeria monocytogenes”, ammonisce lo specialista. Questo batterio prolifera anche alle temperature del frigorifero e si annida in alimenti molto comuni sulle tavole delle feste: formaggi a pasta molle, soprattutto da latte crudo, salumi affettati, salmone affumicato e paté.

La pericolosità della Listeria è elevata, soprattutto per alcune categorie. “Può causare setticemie e meningiti, ed è estremamente rischiosa per donne in gravidanza, anziani e soggetti immunodepressi”, spiega Minelli. La difesa passa da gesti semplici ma fondamentali: non conservare troppo a lungo i cibi pronti e non sovraccaricare il frigorifero, così da garantire una temperatura costante di 4°C.

Grande attenzione anche ai crudi di mare, protagonisti immancabili dei cenoni. Qui non basta affidarsi alla freschezza percepita. “Il pesce e i molluschi nascondono insidie biochimiche che vanno oltre la semplice freschezza percepita”, rimarca l’immunologo. Il consumo di pesce crudo espone al rischio anisakis, motivo per cui è indispensabile che sia stato abbattuto a -20°C per almeno 24 ore.

I molluschi, come cozze e ostriche, rappresentano un ulteriore rischio. Essendo “filtri naturali”, concentrano virus e batteri presenti nell’acqua, come epatite A e norovirus. La cottura completa neutralizza molti patogeni, ma non le tossine algali, motivo per cui è essenziale acquistarli solo in sacchetti sigillati con etichetta di tracciabilità.

Infine, un richiamo all’alcol e al fegato, spesso messo a dura prova durante le festività. “In un momento in cui la cronaca ci ricorda quanto sia fragile il nostro fegato, ricordiamo che l’alcol è un epatotossico diretto”, evidenzia Minelli. Un fegato già impegnato a metabolizzare grassi e zuccheri viene ulteriormente stressato da grandi quantità di alcol, aumentando i rischi.

La moderazione, conclude lo specialista, non è una rinuncia alla festa, ma una forma di tutela. “La medicina non vuole togliere il piacere della festa, ma aggiungere la consapevolezza. Festeggiare in sicurezza significa conoscere l’origine di ciò che portiamo nel piatto. Se avete dubbi su un alimento, la scelta medica è una sola: nel dubbio, non consumatelo”. Un messaggio che, alla luce di quanto accaduto a Campobasso, suona come un invito da non ignorare.

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