L’approccio di Jacques Moretti con la Svizzera non era stato dei più semplici, molto prima che il suo nome diventasse indissolubilmente legato alla strage di Capodanno di Crans-Montana. Come riferito dal Corriere sul suo sito, anche se il processo venne celebrato in Francia, ad Annecy, le accuse che lo riguardavano affondavano le radici a Ginevra. Nel 2008, il futuro titolare del Constellation, il disco-bar poi finito al centro della tragedia, venne condannato a 12 mesi di carcere per sfruttamento della prostituzione in Svizzera, per un centro massaggi che avrebbe gestito sulle sponde dell’Arve.
L’operazione che portò all’inchiesta venne battezzata in modo allusivo “Rendez-vous des chaud lapins”, nata da una soffiata alla polizia che parlava di giovani donne reclutate in Francia per lavorare su quei lettini. Moretti ha sempre respinto le accuse, spiegando la propria versione dei fatti con una dichiarazione rimasta agli atti. “Ho solo gestito per tre mesi il locale”, aveva sostenuto. La sua avvocata, Annick Hingrez, aveva chiesto l’assoluzione, affermando che le donne lavoravano senza costrizioni e che non si potesse condannare un imputato per un fatto commesso in Svizzera, dove la prostituzione non è considerata reato. Nonostante ciò, la condanna arrivò e, grazie alla condizionale, Moretti scontò quattro mesi di carcere.

Crans Montana, cosa si sa sui proprietari: emergono ombre
Il Corriere ha poi aggiunto che, dopo quella fase burrascosa, segnata anche da altri guai con la giustizia francese, sette procedimenti complessivi senza ulteriori condanne, Moretti sembrava essersi lasciato tutto alle spalle. Ma quell’esperienza, col senno di poi, potrebbe avergli insegnato quanto atmosfere sensuali e provocatorie fossero in grado di attrarre clientela. Al Constellation di Crans-Montana, infatti, non erano rare serate costruite su quell’immaginario: balli in maschera annunciati in stile Eyes Wide Shut, feste di San Valentino con braccialetti colorati per distinguere accoppiati, single “semplici” o addirittura “in situazioni d’urgenza”.

Nel seminterrato del locale esisteva anche uno spazio riservato, il “Bar Clandestin”, caratterizzato da neon blu e da una grotta con cascata d’acqua. Un elemento che avrebbe contribuito al successo del bar-discoteca di Crans-Montana, di cui Jacques, insieme alla moglie Jessica, entrambi oggi indagati dalla procura cantonale per omicidio plurimo, lesioni personali e incendio colposi, aveva preso la gestione nel 2015. Sette anni dopo, la coppia aveva acquisito anche l’immobile, per una cifra superiore a 1,5 milioni di franchi svizzeri.
Emerge con chiarezza la portata dell’ascesa economica dei coniugi, originari della Corsica. Negli ultimi dieci anni la loro crescita appare inarrestabile. Nel 2020 aprono a Crans-Montana un secondo locale, trasformando una brasserie nel più glamour Senso, noto per gli hamburger di qualità. Nel 2023 inaugurano il ristorante Le Vieux Chalet, a Lens, dedicato all’alta cucina corsa. Un’inchiesta della testata svizzera insideparadeplatz.ch ha ricostruito anche una serie di investimenti immobiliari, a partire dall’acquisto nel 2020 di una proprietà a Lens di 80 metri quadrati, con 112 di giardino e altri 106 di superficie edificabile.
Nel 2024 arriva una nuova acquisizione, sempre a Lens, con una superficie complessiva di 501 metri quadrati, 147 di giardino e 126 di ulteriore spazio verde. Locali, immobili, investimenti sempre più consistenti. Jessica, parallelamente, ha puntato sul settore immobiliare in Costa Azzurra, dove ha studiato tra Antibes e Monaco, occupandosi della gestione di appartamenti prima anche a Parigi e poi concentrandosi su Cannes, in un palazzo di pregio vicino al centro.

Una vorticosa attività che oggi spinge qualcuno, anche tra i colleghi ristoratori, a chiedersi se possa essere davvero solo il frutto di una gestione brillante. I giornalisti di insideparadeplatz.ch sono andati oltre, riportando alla luce una notizia che già la scorsa estate aveva sollevato interrogativi: una trasferta in Corsica del Consiglio di Stato del Vallese, arrivato sull’isola in barca a vela. “Attività istituzionale, economica e culturale”, avevano spiegato i consiglieri. Oggi, però, tutto ciò che rimanda alla Corsica appare sotto una luce diversa.
Jacques, nell’isola francese dove è nato, aveva aperto il suo primo bar a Bonifacio. Chi lo conosce ricorda anche un’amicizia con Jean-Pierre Valentini, uomo d’affari originario di Corte, residente tra Svizzera e Dubai, attualmente sotto processo a Marsiglia per riciclaggio e associazione per delinquere, in un’inchiesta che coinvolge la cosiddetta banda del Petit Bar, espressione della criminalità organizzata corsa. Sospetti e veleni che si intrecciano, mentre c’è anche chi difende apertamente Moretti.
“È un amico, un lavoratore”, afferma Charles-André Bagnoud, notaio a Crans-Montana, “Svolgeva il suo lavoro molto seriamente, lo vedevamo tutti i giorni, era sempre presente e impegnato”, aggiunge. Prima della tragedia di Capodanno, i Moretti erano considerati una coppia di successo, stimata e ben integrata nel tessuto sociale della località alpina. Un artista e amico corso, Jean-Thomas Filippini, ha raccontato dei numerosi progetti di Jacques, compresi festival di musica corsa. I proprietari del Constellation avevano anche istituito il premio “Academic Excellence”, destinato agli studenti meritevoli. Era Jessica, sempre elegantissima, a consegnare ai ragazzi una busta con un contributo in denaro e una bottiglia magnum di champagne. Nessuno poteva immaginare che proprio un’altra bottiglia avrebbe fatto crollare, in una sola notte, il loro mondo.