Negli ultimi giorni il dibattito sul delitto di Garlasco si è spostato con decisione sulle ipotesi legate al movente. Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, la procura starebbe per sbilanciarsi sulle possibili ragioni che avrebbero determinato l’assassinio di Chiara Poggi. In questo contesto sta prendendo piede una pista che fino a poco tempo fa appariva marginale: quella del revenge porn, ossia la diffusione o il ricatto legato a immagini o video intimi.
L’ipotesi è tornata al centro dell’attenzione investigativa nelle ultime settimane, anche attraverso nuovi approfondimenti e l’audizione di alcuni ex compagni di scuola di Andrea Sempio. Una pista che divide opinione pubblica ed esperti, ma che riaccende i riflettori su un caso che, nonostante una condanna definitiva — quella di Alberto Stasi — continua a sollevare interrogativi. Il tema è stato affrontato anche durante una puntata di Ore 14 su Rai 2, condotto da Milo Infante, dove si è discusso della possibilità che Chiara avesse realizzato materiale intimo con il fidanzato e che questo potesse essere finito in mani sbagliate.

Secondo questa ricostruzione, Chiara, sempre descritta come una ragazza attenta e riservata, avrebbe conservato quei contenuti sul computer di casa. Un dettaglio ritenuto rilevante perché quel dispositivo non era utilizzato solo da lei: anche il fratello e alcuni suoi amici avevano libero accesso alla stanza e la frequentavano quando la giovane non era presente.

Una circostanza che solleva dubbi e perplessità. “Sembra un po’ strano”, è l’osservazione che sintetizza un sentimento diffuso: l’idea che Chiara potesse lasciare file così delicati in un ambiente non pienamente privato contrasta con il profilo tracciato da familiari e conoscenti. Tuttavia resta un dato incontestabile: Chiara è stata uccisa, ed è stata uccisa in modo brutale e violento. Proprio su questo punto si innesta l’intervento della biologa Antonella Viola, che nel dibattito televisivo ha richiamato l’attenzione sulla dimensione psicologica del delitto. “Noi dobbiamo anche domandarci che cosa non conosciamo ancora della vita di Chiara e quale davvero possa essere il movente – ha premesso -, perché dal punto di vista psichico una persona che uccide ha una ragione per uccidere”.


Per Viola, la chiave non è soltanto il quando o il come, ma soprattutto il perché. Ogni omicidio ha un movente, anche se nel tempo può essere reinterpretato, rivisto o messo in discussione, soprattutto nei casi più complessi e mediatici come quello di Garlasco, nonostante l’esistenza di una sentenza definitiva. Ed è proprio su questa pista che emergono le maggiori perplessità. “Io faccio fatica – continua Viola – dal punto di vista del profilo personologico di Chiara a pensare che ci sia stato questo movimento di nascondimento di filmati che lei aveva condiviso con il suo fidanzato”, ha concluso.