Milano si è svegliata con un brivido freddo lungo la schiena in un sabato mattina di fine gennaio che doveva essere come tanti altri. Il silenzio dell’alba, solitamente rotto solo dal passaggio sporadico dei primi lavoratori o dai rientri tardivi della movida, è stato spezzato da un boato in Corso Sempione. Non è solo il rumore delle lamiere che si accartocciano a colpire la coscienza collettiva, ma il silenzio definitivo che ne è seguito per Simone Bonino, 45 anni. La sua morte, avvenuta in una manciata di secondi a un incrocio milanese, non è solo una notizia di cronaca nera da scorrere distrattamente sullo smartphone. È uno specchio brutale della nostra fragilità, un promemoria doloroso di come la linea tra l’esserci e il non esserci più sia sottile, spesso invisibile, tracciata sull’asfalto viscido o distratto di una città che non dorme mai davvero.

La ricostruzione di un’alba tragica
Erano circa le 5 del mattino di sabato 24 gennaio. La città era ancora avvolta nel buio, quel momento ibrido in cui la notte sta per cedere il passo al giorno, un orario statisticamente critico per la circolazione stradale. Simone Bonino viaggiava sulla sua Bmw lungo Corso Sempione, una delle arterie più note e scorrevoli di Milano, che spesso invita a una sicurezza illusoria data la larghezza della carreggiata.
All’altezza dell’incrocio con via Biondi, nei pressi di piazza Firenze, il destino si è manifestato sotto forma di un violento impatto laterale. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalla Polizia Locale, un mezzo dell’Amsa, l’azienda che gestisce la raccolta rifiuti in città, avrebbe urtato la fiancata sinistra della vettura di Bonino. La fisica dell’incidente descrive una violenza inaudita: dopo il primo scontro, la Bmw non si è fermata. È stata trascinata via, come una foglia nel vento, abbattendo un semaforo e parte della segnaletica verticale, simboli di un ordine stradale che in quel momento è saltato completamente. La corsa folle della vettura è terminata solo contro una seconda automobile che proveniva dalla direzione opposta, coinvolgendo involontariamente altre vite in questo dramma.
Nonostante la tempestività dei soccorsi del 118, giunti sul posto con la massima urgenza, per Simone Bonino non c’è stato nulla da fare. I medici lo hanno trovato già in arresto cardiocircolatorio. Le manovre rianimatorie, per quanto disperate, non hanno potuto invertire il corso degli eventi. Altre due persone, un ragazzo di 27 anni e un uomo di 37, sono rimaste ferite e trasportate in codice giallo agli ospedali San Carlo e Fatebenefratelli, portando sui loro corpi e nelle loro menti i segni di un trauma che difficilmente dimenticheranno.
Chi era Simone Bonino: Oltre l’etichetta
Nelle ore successive allo schianto, i media hanno rapidamente associato il nome della vittima a quello di Alberto Genovese. Bonino, infatti, era noto per essere stato la guardia del corpo dell’imprenditore, una figura centrale nella gestione della sicurezza durante le feste a Terrazza Sentimento. Tuttavia, ridurre la vita di un uomo di 45 anni a una singola nota a piè di pagina in una vicenda giudiziaria altrui sarebbe un errore di prospettiva e di umanità.
Bonino non era un imputato. Non era indagato nell’inchiesta che ha portato alla condanna di Genovese per le violenze e gli abusi. Era stato ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti, un testimone che aveva raccontato il suo lavoro: presidiare una porta, filtrare gli ingressi, eseguire ordini professionali. Oggi, di fronte alla sua scomparsa, quel ruolo diventa irrilevante rispetto alla realtà della sua assenza. Era un uomo nel pieno della sua vita adulta, con progetti, legami e un futuro che è stato cancellato in un istante. La sua morte ci impone di guardare oltre le etichette sensazionalistiche e di riconoscere il dramma umano di una vita spezzata.
Analisi della dinamica: Il nodo della precedenza
Mentre il cordoglio, espresso anche ufficialmente da Amsa che si è messa a disposizione delle autorità, cerca di farsi strada nel dolore della famiglia, il lavoro tecnico degli inquirenti prosegue per accertare le responsabilità. Il punto focale sembra essere il rispetto delle precedenze. Dai primi rilievi, emerge l’ipotesi che il camioncino dell’Amsa possa non aver concesso la precedenza alla Bmw di Bonino.
Questo dettaglio tecnico apre una voragine di riflessioni sulla sicurezza stradale. L’incrocio, regolato da semafori, alle 5 del mattino diventa un test di attenzione estrema. Spesso, a quell’ora, i semafori possono essere lampeggianti o, se attivi, l’assenza di traffico induce i guidatori a un calo di tensione fisiologico. La “precedenza” non è solo una regola del codice della strada; è un patto di convivenza civile. Ignorarla, per distrazione, stanchezza o fretta, rompe questo patto con conseguenze irreversibili. La dinamica al vaglio della Polizia Locale dovrà chiarire se si è trattato di un errore umano, di un guasto tecnico o di una fatalità, ma il risultato purtroppo non cambia.
Riflessioni sulla sicurezza urbana: Il pericolo dell’alba
Questo incidente ci costringe a riflettere su un aspetto spesso sottovalutato della guida urbana: la pericolosità delle ore “vuote”. Guidare alle 5 del mattino è psicologicamente diverso dal guidare nell’ora di punta.
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La falsa sicurezza delle strade vuote: Quando vediamo l’asfalto libero, il cervello tende a rilassarsi. La percezione del rischio cala drasticamente. Corso Sempione, con i suoi ampi viali alberati, invita alla velocità. Senza il “muro” di altre auto a farci da guida e da freno, ci sentiamo padroni della strada. È qui che l’imprevisto diventa letale.
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I ritmi circadiani e l’attenzione: A quell’ora, il corpo umano non è al massimo della reattività. Sia per chi si è svegliato presto per lavorare (come presumibilmente gli operatori Amsa), sia per chi sta rientrando o si sta spostando. I riflessi sono millesimi di secondo più lenti, ma a 50 o 60 chilometri orari, quei millesimi si traducono in metri. Metri che separano la vita dalla morte.
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La visibilità ingannevole: L’illuminazione artificiale dei lampioni e dei semafori crea zone d’ombra e zone di luce violenta. Un veicolo pesante come un mezzo Amsa ha angoli ciechi significativi; una berlina bassa come una Bmw può sfuggire a uno sguardo rapido nello specchietto.
Lezione di vita: La fragilità come monito
Perché trasformare una notizia di cronaca in una riflessione sulla vita? Perché la morte di Simone Bonino deve servirci da lezione. Viviamo in una società che corre, che ottimizza i tempi, che considera lo spostamento da un punto A a un punto B come un “tempo morto” da riempire con chiamate, messaggi o pensieri sul lavoro.
L’incidente di Corso Sempione ci grida che non siamo invincibili. Ci ricorda che siamo corpi fragili dentro scatole di metallo che, per quanto tecnologiche e sicure, non possono annullare le leggi della fisica.
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Non dare nulla per scontato: Ogni volta che ci mettiamo alla guida, stiamo compiendo un atto di fiducia verso il prossimo. Fiducia che gli altri si fermino al rosso, che rispettino lo stop, che siano lucidi. Quando questa fiducia viene tradita, le conseguenze sono catastrofiche. Dobbiamo guidare sempre con la consapevolezza che l’errore altrui è possibile.
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Il valore della prudenza: La prudenza non è lentezza, è intelligenza. È rallentare a un incrocio anche se abbiamo la precedenza, solo per essere sicuri. È guardare due volte prima di svoltare. È capire che arrivare cinque minuti dopo non cambia la vita, ma non arrivare affatto la cancella.
Consigli pratici per la sicurezza notturna e all’alba
In ottica di “Self-Improvement” e prevenzione, ecco alcuni suggerimenti vitali per chi si trova a guidare in orari simili a quelli della tragedia:
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Doppio controllo agli incroci: Anche se il semaforo è verde, o avete la precedenza, togliete il piede dall’acceleratore e date un’occhiata veloce a destra e sinistra. I guidatori stanchi o distratti potrebbero non aver visto il rosso.
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Attenzione ai mezzi pesanti: Camion della spazzatura, autobus notturni e mezzi di pulizia strade hanno dinamiche di manovra diverse dalle auto. Hanno bisogno di più spazio per frenare e hanno angoli ciechi enormi. Non date mai per scontato che l’autista vi abbia visto.
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Gestione della stanchezza: Se sentite le palpebre pesanti, fermatevi. Non esiste caffè o finestrino abbassato che possa sostituire la reattività neuronale.
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Difesa preventiva: Guidate come se foste invisibili. In città, specialmente su viali larghi come Corso Sempione, mantenete una velocità che vi permetta di reagire a un imprevisto improvviso (un’auto che sbuca, un pedone, un ostacolo).
Conclusione
L’incidente di Corso Sempione è una tragedia che lascia tre famiglie nel dolore e nell’angoscia: quella di Simone Bonino, che piange una perdita definitiva, e quelle dei feriti e delle persone coinvolte, le cui vite sono state alterate per sempre. Mentre attendiamo che la giustizia faccia il suo corso e stabilisca le esatte responsabilità legali, a noi resta il dovere morale di imparare. La strada è un luogo condiviso, un ecosistema complesso dove la nostra sicurezza dipende dalla responsabilità di tutti. Che questo dramma sia un monito severo ma necessario: rallentiamo, guardiamo, e soprattutto, diamo valore a ogni singolo istante, perché basta un attimo per cambiare tutto.
Domande Frequenti (FAQs)
Chi era la vittima dell’incidente in Corso Sempione? La vittima è Simone Bonino, un uomo di 45 anni. Era noto alle cronache per aver lavorato in passato come guardia del corpo per l’imprenditore Alberto Genovese, occupandosi della sicurezza agli ingressi durante gli eventi a Terrazza Sentimento.
Qual è stata la dinamica dell’incidente? L’incidente è avvenuto intorno alle 5 del mattino all’incrocio tra Corso Sempione e via Biondi a Milano. Secondo le prime ricostruzioni, un camioncino dell’Amsa avrebbe urtato lateralmente la Bmw guidata da Bonino. L’auto è stata poi trascinata, colpendo un semaforo e finendo la sua corsa contro una terza vettura che proveniva dal senso opposto.
Simone Bonino era indagato nel caso Genovese? No, Simone Bonino non risultava indagato. Era stato ascoltato dagli inquirenti esclusivamente come “persona informata sui fatti” per chiarire il contesto delle serate, ma non gli era stato contestato alcun reato in relazione alle vicende giudiziarie dell’imprenditore.
Ci sono stati altri feriti nell’incidente? Sì, oltre alla vittima deceduta, sono rimaste ferite altre due persone coinvolte nello schianto multiplo: un giovane di 27 anni e un uomo di 37 anni. Entrambi sono stati trasportati in ospedale (rispettivamente al San Carlo e al Fatebenefratelli) in codice giallo, che indica condizioni serie ma non in immediato pericolo di vita.
Quali sono le cause ipotizzate dalle autorità? Al momento la Polizia Locale sta vagliando tutte le ipotesi, ma dai primi rilievi sembra che una mancata precedenza, presumibilmente da parte del mezzo Amsa, possa essere alla base dello scontro. Sono in corso accertamenti tecnici e verifiche sui semafori per stabilire con certezza le responsabilità.