
La pioggia improvvisa, il fondo stradale che cambia in pochi minuti, la sensazione di trovarsi all’improvviso su una lastra di ghiaccio. È così che uno dei tanti camionisti coinvolti ha descritto quanto accaduto durante una notte trasformata in incubo, parlando ieri mattina a una radio tedesca. “Ha iniziato a piovere e due o tre minuti dopo tutto era diventato scivoloso. Poi camion e auto hanno iniziato a slittare come sul ghiaccio. Non si poteva frenare. Il rimorchio ha spinto la motrice lateralmente e la situazione si è fatta davvero pericolosa. Ho dovuto fermarmi”. Una testimonianza che restituisce tutta la drammaticità di una sequenza di eventi rapidissimi e incontrollabili.
In quelle stesse ore, mentre molti mezzi cercavano disperatamente di fermarsi o di mettersi in sicurezza, per due autotrasportatori italiani il viaggio stava per finire nel modo più tragico. Avevano appena concluso una consegna e stavano rientrando, percorrendo una tratta che conoscevano bene, condivisa da tempo tra Italia e Germania. La notte, il maltempo e un asfalto traditore hanno fatto il resto, trasformando una normale rotta di lavoro in un appuntamento con la morte.

Incidente in autostrada: chi sono le vittime italiane
Le vittime sono Dario Galletti, 63 anni, e Tudor Plamadeala, 60, entrambi dipendenti della Ciesse Flower di Arma di Taggia. Viaggiavano insieme a bordo di un Scania, quando la motrice ha improvvisamente perso aderenza. Il mezzo è finito contro il rimorchio di un altro autoarticolato che li precedeva. L’impatto è stato devastante e non ha lasciato scampo. Nelle ore successive è stato chiarito anche un errore iniziale di identificazione, con le scuse ufficiali per il nome riportato erroneamente nelle prime ricostruzioni.

Attorno a loro, lungo diversi chilometri di carreggiata, si è consumato un vero e proprio disastro a catena. Secondo i pompieri, sono almeno diciassette gli autoarticolati rimasti coinvolti in una ventina di incidenti, con un bilancio complessivo di tre morti e undici feriti. Le squadre di vigili del fuoco hanno lavorato a lungo, utilizzando anche le pinze idrauliche per estrarre i corpi dalle lamiere contorte, in condizioni rese ancora più difficili dal ghiaccio.

Solo in un secondo momento è emerso il contesto preciso della tragedia. Tutto è avvenuto sulla A44, in Germania, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, nel tratto compreso tra Wünnenberg-Haaren e Diemelstadt, un’area già ribattezzata da molti come un’autostrada maledetta. Qui, nella notte tra giovedì e venerdì, la pioggia gelata ha trasformato l’asfalto in una trappola invisibile.
La polizia tedesca ha spiegato che “Il ghiaccio, a causa della pioggia, si è formato molto rapidamente, tanto che è stato impossibile adottare le misure di sicurezza necessarie”. Parole che rendono l’idea di una situazione sfuggita in pochi istanti a ogni controllo. Anche il ministro degli Interni regionale, Herbert Reul, ha espresso il proprio sgomento: “Il grave incidente stradale sull’autostrada vicino a Marsberg ci ha profondamente scosso. I nostri pensieri sono con le vittime e le loro famiglie. La nostra gratitudine va alle decine di uomini che si sono mobilitati per l’emergenza”.
Nel frattempo le autorità consolari hanno contattato i familiari delle vittime, che nella giornata di ieri hanno raggiunto la Germania. I corpi di Galletti e Plamadeala sono stati composti nell’obitorio dell’ospedale più vicino, in attesa delle formalità necessarie per il trasporto in Italia e la celebrazione dei funerali. Un rientro che avverrà nel silenzio e nel dolore, dopo una vita trascorsa sulle strade d’Europa.
Sui social, la famiglia di Tudor Plamadeala ha affidato a un messaggio pubblico il proprio strazio e un appello alla solidarietà: “Con immenso dolore annunciamo la scomparsa di Tudor, in un incidente stradale. Un uomo buono, un padre amorevole, una persona che ha saputo donare affetto e umanità. La sua perdita lascia un vuoto profondo e un dolore indescrivibile. In questo tempo di grande sofferenza, chiediamo con il cuore in mano a chi ha conosciuto Tudor e gli ha voluto bene di stringersi alla sua famiglia con una preghiera, una parola di conforto e, per chi ne ha la possibilità, anche con un aiuto economico. Ogni gesto, anche il più piccolo, sarà un segno concreto di amore e solidarietà”. Parole che chiudono una storia di lavoro, sacrificio e vite spezzate troppo presto.