La vita, nella sua imprevedibilità, ci pone spesso di fronte a sfide che non avevamo preventivato. Che si tratti di una diagnosi medica complessa, di un cambiamento lavorativo improvviso o di una perdita personale, la capacità di mantenere l’equilibrio mentale diventa la risorsa più preziosa a nostra disposizione.
La recente apparizione televisiva di Enrica Bonaccorti a Verissimo, nella puntata andata in onda domenica 25 gennaio 2026, offre uno spunto di riflessione profondo e necessario su come navigare le acque tempestose dell’esistenza con dignità, lucidità e un approccio pragmatico. Attraverso il racconto della sua battaglia contro il tumore al pancreas e la necessità di riprendere le cure, emerge un manuale non scritto di resilienza psicologica che può essere d’aiuto a chiunque stia attraversando un momento di crisi.
Analizziamo, attraverso le sue parole e l’esperienza condivisa, le strategie mentali ed emotive per affrontare l’imprevisto senza perdere se stessi.

1. L’accettazione radicale della realtà
Il primo passo per gestire una crisi è l’accettazione della realtà, per quanto dura essa possa essere. La negazione è un meccanismo di difesa naturale, ma prolungarla impedisce di agire. Enrica Bonaccorti ha dimostrato una lucidità disarmante nell’ammettere pubblicamente che il percorso di guarigione non è stato lineare come sperava.
“Speravo di stare meglio, invece ho ricominciato la chemio”, ha dichiarato. Questa frase racchiude il cuore dell’accettazione radicale: riconoscere che le aspettative (sperare di stare meglio) non sempre coincidono con i fatti (ricominciare le cure), e adeguarsi immediatamente al nuovo scenario. Non ha nascosto la delusione, ma non ha permesso che questa paralizzasse l’azione. Accettare non significa rassegnarsi, ma prendere atto della situazione attuale (“Bisogna andare avanti così”) per poter collaborare attivamente con gli specialisti e seguire protocolli medici precisi.
In psicologia, questo approccio riduce l’ansia derivante dal divario tra “come vorremmo che fosse la vita” e “come è realmente”. Solo guardando in faccia il problema, anche quando questo comporta nuove indagini mediche o rinvii di interventi chirurgici sperati, si può mantenere il controllo mentale.
2. Navigare tra alti e bassi senza giudicarsi
Uno degli aspetti più logoranti di una malattia o di una crisi prolungata è l’instabilità. Ci sono giorni in cui ci si sente invincibili e giorni in cui le forze mancano completamente. La conduttrice ha descritto la sua quotidianità come un’alternanza: “A volte sto bene, altri giorni non sto bene”.
Il consiglio prezioso che ne deriva è quello di non giudicarsi nei giorni “no”. Mantenere l’equilibrio mentale significa concedersi il permesso di essere fragili, di non essere in forma a causa delle terapie, senza aggiungere al dolore fisico il peso del senso di colpa per non essere sempre performanti. Riconoscere che il percorso è “complesso e in evoluzione” aiuta a non farsi schiacciare dall’ansia del risultato immediato. La pazienza verso il proprio corpo e la propria mente è una forma di cura essenziale quanto i farmaci.
3. Il valore delle relazioni e la gestione del ruolo del caregiver
Nessuno può affrontare le grandi crisi da solo, ma accettare aiuto richiede umiltà e intelligenza emotiva. Il rapporto descritto con la figlia Verdiana illumina un altro pilastro della resilienza: lasciarsi amare e proteggere, anche quando questo comporta piccole frizioni quotidiane.
Quando Enrica racconta con un sorriso delle “scenate” della figlia se la vede mangiare cioccolato, sta descrivendo una dinamica fondamentale: il passaggio di testimone. Chi è abituato a essere forte e indipendente può trovare difficile essere accudito. Tuttavia, permettere agli altri di prendersi cura di noi (anche attraverso divieti e rimproveri affettuosi) è un modo per far sentire utili le persone che ci amano.
Allo stesso tempo, la preoccupazione di Enrica (“Non voglio farla soffrire”) evidenzia l’importanza di comunicare apertamente le paure. Il desiderio che i propri cari siano “soddisfatti e sereni”, nonostante la tempesta, è un obiettivo nobile che aiuta a spostare il focus dal proprio dolore al benessere altrui, creando un circolo virtuoso di affetto che sostiene entrambe le parti.
4. Trovare un “Rifugio Attivo”: Il potere della creatività
Come si fa a non pensare costantemente al problema? La risposta risiede nel trovare un’attività che richieda concentrazione e offra un senso di scopo. Per Bonaccorti, questo rifugio è la scrittura.
“Continuo a scrivere, mi fa compagnia, la scrittura mi annulla la tristezza”. Questa affermazione è supportata da innumerevoli studi di psicologia: impegnarsi in un’attività creativa o intellettuale permette di entrare in uno stato di “flow” (flusso), dove la percezione del tempo e del dolore diminuisce. La scrittura, in particolare, permette di elaborare le emozioni, di dare ordine al caos interiore e di mantenere attiva l’identità personale al di là della malattia.
Non siamo la nostra crisi. Siamo scrittori, genitori, professionisti, sognatori. Mantenere vivi questi aspetti dell’identità attraverso hobby o lavoro è vitale per non lasciare che l’imprevisto definisca l’intera nostra esistenza.
5. Il destino è carattere: L’approccio stoico
“Il nostro destino è il nostro carattere, dipende da noi come affrontiamo le cose”. Questa frase, pronunciata dopo aver ricevuto il messaggio del nipote, è un manifesto di filosofia stoica applicata alla vita moderna. Non possiamo scegliere cosa ci accadrà (la diagnosi, l’evento esterno), ma abbiamo il potere assoluto di scegliere come reagire.
Coltivare il proprio carattere, la propria forza interiore e la propria attitudine mentale è l’unico vero antidoto contro l’imprevedibilità del futuro. Lavorare su se stessi quando le cose vanno bene è ciò che ci permette di restare in piedi quando le cose vanno male.
6. Pianificare l’eredità morale: La metafora dei fiori
Infine, affrontare l’imprevisto con lucidità significa anche avere il coraggio di guardare al termine del viaggio con i propri occhi, dettando le proprie regole. La dichiarazione “Al mio funerale non voglio fiori” non è solo una preferenza estetica, ma una profonda dichiarazione di valori.
Rifiutare i “fiori tagliati” perché danno una “sensazione di morte” e preferire la vita, o lasciare che i fiori restino al vento, simboleggia la volontà di essere ricordati per la vitalità e non per la caducità. Pianificare il proprio addio, o comunque esprimere chiaramente i propri desideri, è un atto di estrema lucidità che toglie peso a chi resta e riafferma la propria personalità. Significa dire: “Io sono questo, e voglio che il mio ricordo sia coerente con la mia vita”.
In conclusione, la lezione che traiamo da questa testimonianza va oltre la cronaca di una malattia. Ci insegna che l’equilibrio mentale non è l’assenza di problemi, ma la capacità di attraversarli con occhi aperti, cuore saldo e la consapevolezza che, finché c’è la possibilità di scrivere, di amare e di scegliere, siamo noi i protagonisti della nostra storia.
Domande Frequenti (FAQ)
Qual è l’atteggiamento mentale migliore per affrontare una diagnosi difficile? L’atteggiamento più efficace combina l’accettazione radicale della realtà con la proattività. Riconoscere la situazione senza negarla permette di attivarsi immediatamente per cercare le migliori cure possibili, mantenendo al contempo spazi di vita quotidiana dedicati alle proprie passioni e affetti per non lasciare che la malattia occupi ogni pensiero.
Perché mantenere una routine o un hobby è importante durante una crisi? Mantenere una routine o un hobby, come la scrittura nel caso citato nell’articolo, aiuta a preservare la propria identità e a distogliere la mente dalle preoccupazioni costanti. Attività creative generano uno stato di benessere mentale che contrasta la tristezza e l’ansia, offrendo una tregua psicologica necessaria per ricaricare le energie.
Come gestire il rapporto con i familiari quando si è malati? È fondamentale una comunicazione aperta e onesta. Bisogna accettare l’aiuto e la protezione dei propri cari, riconoscendo che il loro accudimento è un atto d’amore, anche quando può sembrare invadente. Allo stesso tempo, è importante esprimere i propri bisogni e desideri per mantenere una propria autonomia e dignità all’interno della relazione di cura.
Cosa significa che “il destino è il nostro carattere”? Significa che, sebbene non possiamo controllare gli eventi esterni che ci colpiscono, abbiamo il controllo totale su come reagiamo ad essi. Il nostro carattere, ovvero l’insieme dei nostri valori, della nostra resilienza e della nostra attitudine, determina la qualità della nostra vita molto più degli eventi stessi. Coltivare un carattere forte è la migliore assicurazione contro le avversità.
Perché pianificare i propri desideri finali può essere considerato un atto di lucidità? Esprimere le proprie volontà, come la preferenza di non avere fiori, è un modo per esercitare la propria autodeterminazione fino alla fine. Aiuta a togliere il peso delle decisioni ai familiari in un momento di dolore e assicura che il proprio commiato rifletta autenticamente i valori e la personalità che hanno caratterizzato la propria esistenza.