L’ultima puntata di Falsissimo, il format firmato da Fabrizio Corona e diffuso su YouTube, ha innescato una reazione a catena che si è rapidamente spostata dalle piattaforme digitali alle stanze dei vertici televisivi. Un clima teso, alimentato da polemiche e accuse, che ha finito per coinvolgere volti notissimi della televisione italiana.
Tra questi c’è anche Gerry Scotti, che nelle ultime ore ha scelto di chiudere i commenti sul proprio profilo Instagram, seguito da oltre 1,2 milioni di utenti. Una decisione che non arriva a caso e che rappresenta il segnale più evidente della pressione esercitata dai social dopo la pubblicazione del video. Il conduttore Mediaset è infatti uno dei nomi citati nella puntata e, come altri personaggi del mondo dello spettacolo e della televisione menzionati da Corona, si è ritrovato travolto da una valanga di reazioni, spesso dai toni aggressivi e offensivi.

La scelta di limitare l’interazione sul proprio account non è soltanto un gesto di autodifesa digitale, ma anche il riflesso di un clima che, nelle ultime ore, si è fatto sempre più acceso. Commenti, accuse e prese di posizione si sono moltiplicati, trasformando il racconto mediatico in un terreno di scontro che ha superato i confini della semplice discussione online. Ed è proprio in questo passaggio che la vicenda ha cambiato livello, smettendo di essere solo una polemica social.

Il caso è così arrivato fino a Cologno Monzese, dove Mediaset ha deciso di intervenire in modo diretto. Martedì l’azienda ha diffuso un comunicato ufficiale dai toni durissimi, pubblicato dopo l’uscita dell’ultimo video di Corona e lo stop alla circolazione dei filmati di Falsissimo. Un testo che non lascia spazio a interpretazioni e che prende posizione con parole nette.
Nel comunicato, Mediaset chiarisce senza mezzi termini il proprio punto di vista, affermando che “La libertà di espressione non è libertà di diffamazione”. Un messaggio che viene accompagnato dal rifiuto di “menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento”, e che segna una linea di confine precisa tra diritto di parola e responsabilità. Il gruppo televisivo ribadisce inoltre l’intenzione di tutelare artisti, professionisti e l’azienda stessa in ogni sede competente, denunciando quello che definisce un uso distorto dei mezzi di comunicazione e “campagne d’odio mascherate da libertà di parola”.

È in questo quadro che la vicenda assume un significato più ampio, andando oltre i singoli protagonisti coinvolti. La chiusura dei commenti da parte di Gerry Scotti diventa così il simbolo di una tensione che attraversa il sistema mediatico, mentre il comunicato Mediaset sancisce l’ingresso ufficiale della questione su un piano legale e istituzionale. Un passaggio che segna un punto di svolta e che riporta al centro una domanda cruciale: dove finisce il racconto e dove inizia l’attacco personale.