Il mondo della cultura italiana si è fermato nelle ultime ore, colpito da una notizia che ha attraversato in silenzio studi radiofonici, teatri e redazioni. La scomparsa di Laura Palmieri ha lasciato un vuoto profondo nell’emittenza culturale del servizio pubblico, privando ascoltatori e colleghi di una voce che per anni ha accompagnato, raccontato e custodito il teatro contemporaneo. Un lutto che non riguarda solo una professionista, ma un intero modo di fare radio, fatto di ascolto, attenzione e passione autentica.sione raccontato alla radio, a Radio3».
La notizia della morte di Laura Palmieri è stata resa pubblica attraverso un messaggio condiviso sui canali social di Rai Radio3, un saluto carico di emozione che ha immediatamente fatto il giro del mondo culturale. Un annuncio che ha colpito il pubblico affezionato della terza rete Rai, ma soprattutto chi con lei ha condiviso anni di lavoro quotidiano, microfoni accesi e silenzi pieni di significato. Il post della redazione restituisce l’immagine di un rapporto che andava oltre la semplice collaborazione professionale.

Lutto in Rai, morta Laura Palmieri
Negli anni, Laura Palmieri era diventata un punto di riferimento imprescindibile per chi seguiva la prosa e la scena teatrale attraverso la radio. Con competenza e sensibilità, curava gli spazi dedicati al teatro nel palinsesto culturale, raccontando spettacoli, autori, attrici e attori con uno sguardo mai banale. Il suo lavoro era fatto di preparazione rigorosa, ma anche di una capacità rara di entrare in sintonia con gli interlocutori, trasformando ogni intervista in un momento di autentico racconto.
Il legame umano che si era creato all’interno degli studi emerge con forza dalle parole affidate ai social dalla redazione. «Lavorare insieme a una persona per anni, e in un posto come la radio, significa imparare a conoscere dell’altro quasi ogni sfumatura, del volto e della voce». Una frase che restituisce la dimensione intima del lavoro radiofonico e racconta quanto Laura Palmieri fosse parte integrante della vita di Radio3, non solo come professionista ma come presenza quotidiana.

Nel ricordo dei colleghi affiora anche il suo tratto personale, quello che andava oltre la competenza giornalistica. «Di Laura Palmieri abbiamo conosciuto la tenacia e l’allegria e oggi che non c’è più la pensiamo così: sorridente, ricordando le cose belle che ha fatto». Parole che delineano una figura capace di unire rigore e leggerezza, determinazione e umanità, qualità che l’hanno resa unica negli studi di via Asiago e amata da chiunque abbia lavorato al suo fianco.

Il contributo di Laura Palmieri alla radiofonia pubblica resta indissolubilmente legato alla sua capacità di dare voce al teatro, di farlo vivere anche lontano dal palcoscenico, attraverso il suono e il racconto. Il ricordo ufficiale, non a caso, richiama «tutto il teatro, le attrici e gli attori, i registi e le opere, che ha sempre e con passione raccontato», lasciando intravedere quanto profonda e duratura sia stata la sua eredità culturale. Una voce che si è spenta, ma che continuerà a risuonare nella memoria di chi ha imparato ad amare il teatro anche grazie a lei.