Cacciatori trovati morti nel bosco, svolta shock: spunta l’ipotesi di un quarto uomo

Il caso del triplice omicidio avvenuto sui Monti Nebrodi sta assumendo contorni sempre più complessi e inquietanti. Quello che inizialmente sembrava poter essere l’esito tragico di una lite tra cacciatori sfociata in un conflitto a fuoco incrociato si sta trasformando in un vero e proprio giallo investigativo. Le indagini condotte a Montagnareale, in provincia di Messina, si concentrano ora su un elemento di rottura rispetto alle prime ricostruzioni ovvero la possibile partecipazione di un quarto individuo che avrebbe avuto un ruolo attivo nell’esecuzione dei tre uomini. I corpi di Davis Pino, del fratello Giuseppe e dell’ottantaduenne Antonio Gatani sono stati rinvenuti lungo un sentiero impervio, segnando l’inizio di una vicenda che scuote l’intera comunità siciliana e richiede analisi tecniche di altissima precisione.

L’enigma dell’ultima fucilata

L’ipotesi di una quarta presenza sul luogo del delitto nasce da un’analisi meticolosa condotta dal medico legale e dagli esperti di balistica. Uno degli elementi più significativi riguarda la morte di Davis Pino, il più giovane del gruppo. Secondo i primi rilievi, il ragazzo sarebbe stato colpito due volte: la prima da una distanza considerevole e la seconda da distanza ravvicinata, con un colpo al torace che si è rivelato fatale. La discrepanza fondamentale risiede nel fatto che quest’ultimo sparo sembrerebbe incompatibile con le armi ritrovate accanto ai cadaveri. Se gli accertamenti definitivi dovessero confermare che il proiettile è stato esploso da un fucile differente rispetto ai tre sequestrati sul posto, la tesi del quarto uomo diventerebbe una certezza processuale. Questo scenario suggerisce che qualcuno possa aver partecipato alla sparatoria o aver agito come esecutore finale per poi dileguarsi tra la fitta vegetazione dei Nebrodi prima dell’arrivo dei soccorsi.

I profili delle vittime e i sopralluoghi

La scena del crimine si presenta come un quadro frammentato dove i corpi sono stati individuati a circa trenta metri l’uno dall’altro. Un dettaglio di non poco conto emerso dalle indagini riguarda il rapporto tra i soggetti coinvolti infatti i fratelli Pino non sembravano avere alcuna conoscenza pregressa con l’anziano Gatani. Proprio questa assenza di legami rende ancora più difficile tracciare un movente chiaro per l’accaduto. Il procuratore di Patti, Angelo Cavallo, insieme alla sostituta Roberta Ampolo, ha effettuato nuovi sopralluoghi per cercare di ricostruire con esattezza la dinamica dei movimenti e la traiettoria dei proiettili. La Procura ha inoltre deciso di trattenere le salme, negando per il momento il nulla osta per i funerali, poiché il sospetto che possano servire ulteriori esami autoptici o confronti balistici è estremamente concreto.

Le dichiarazioni dell’amico di caccia

Al centro dell’attenzione degli inquirenti è finita la figura di un uomo che avrebbe accompagnato Antonio Gatani nel bosco la mattina della tragedia. Quest’ultimo ha dichiarato alle autorità di essersi allontanato poco dopo l’arrivo sul posto, lasciando l’amico ottantenne da solo. Tuttavia, la sua versione dei fatti viene considerata fragile e poco convincente da chi coordina le indagini. Durante una perquisizione domiciliare sono state sequestrate diverse armi di sua proprietà che ora sono sottoposte ad analisi approfondite da parte dei Ris di Messina. Si cerca di capire se tra quei fucili possa esserci quello che ha esploso il colpo mortale contro Davis Pino. Sebbene l’uomo non risulti ancora iscritto nel registro degli indagati, la sua posizione rimane al vaglio rigoroso degli investigatori che intendono chiarire ogni minuto della sua permanenza in quella zona boschiva.

Il ruolo della tecnologia nelle indagini

In un contesto geografico così impervio, dove i testimoni oculari sono assenti, la tecnologia diventa lo strumento principale per risolvere il mistero. Gli inquirenti stanno procedendo con l’analisi sistematica dei tabulati telefonici e delle celle agganciate nella zona durante la mattinata del 28 gennaio. L’obiettivo è mappare ogni segnale elettronico presente nell’area intorno alle otto del mattino, orario in cui si presume sia avvenuta la sparatoria. L’identificazione di un dispositivo mobile estraneo ai tre defunti o al testimone già noto fornirebbe la prova regina della presenza di un altro soggetto. Questi dati, incrociati con la testimonianza del motociclista che ha dato l’allarme intorno alle undici, serviranno a chiudere il cerchio su una vicenda che presenta ancora troppi punti oscuri e zone d’ombra.

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