Il ko di Jannik Sinner in Australia ha lasciato un segno profondo, non solo nel tabellone degli Australian Open, ma anche nel racconto che accompagna il tennis italiano quando il risultato non è quello sperato. La sconfitta in semifinale contro Novak Djokovic ha interrotto il cammino del numero due del mondo proprio sul più bello, in un torneo che Sinner sentiva come un banco di prova decisivo dopo mesi di dominio e continuità.
A Melbourne, il rosso di San Candido si è trovato di fronte a un avversario che ha scritto la storia di questo sport e che, ancora una volta, ha mostrato perché viene considerato uno dei più grandi di sempre. Il passo falso australiano pesa perché arriva dopo due trionfi consecutivi sul cemento di Melbourne e perché riapre, puntuale, il dibattito sul valore delle sconfitte eccellenti, soprattutto quando arrivano contro un monumento del tennis mondiale.

Sinner, le parole di Panatta
“Hanno cominciato ad attaccarlo perché ha perso una partita, ma l’ha persa contro uno che non è l’ultimo arrivato, forse il più forte di tutti i tempi. È un vizio orrendo che non posso più sopportare. Sinner è un campione, dobbiamo essere tutti contenti di averlo in Italia“. Le parole di Adriano Panatta, pronunciate a ‘La Domenica Sportiva’, fotografano meglio di qualsiasi analisi il clima che si è creato attorno a Jannik Sinner dopo l’eliminazione agli Australian Open per mano di Djokovic.

La spedizione di Melbourne, infatti, non si è chiusa come Sinner auspicava. Dopo i due trionfi consecutivi all’Happy Slam e il successo alle Finals di Torino, l’obiettivo era chiaro: confermarsi, ribadire la supremazia su Carlos Alcaraz e rosicchiare punti preziosi per avvicinare la vetta del ranking mondiale. Il piano è invece naufragato in semifinale contro Djokovic, mentre Alcaraz ha fatto percorso netto, vincendo il torneo e consolidando la leadership, con un vantaggio che oggi supera i 3.300 punti.

Una sconfitta pesante, soprattutto per come è maturata. Sinner lo ha ammesso senza filtri nella sua autocritica post match e lo ha confermato con un’uscita di scena silenziosa dall’Australia. Chi lo conosce sa che spesso è proprio da queste delusioni che Jannik riparte, trasformando la rabbia in lavoro e crescita. Per ora, però, resta la malinconia per un’occasione sfumata.
Il k.o. con Djokovic ha però aperto anche il solito fronte tossico dei social. Commenti aggressivi, accuse sproporzionate e attacchi personali si sono moltiplicati, come se perdere contro un fuoriclasse del calibro di Nole fosse una colpa imperdonabile. Un vero e proprio bullismo digitale che si ripresenta puntualmente a ogni sconfitta del numero due del mondo. Da qui l’intervento di Panatta, netto e necessario. Un richiamo al buon senso e alla memoria corta di chi dimentica troppo in fretta che il tennis italiano, oggi, ha un campione vero.