Un silenzio improvviso ha attraversato le redazioni milanesi, lasciando spazio a un dolore composto ma profondo. Il mondo del giornalismo locale si è fermato di fronte alla scomparsa di una voce che per anni ha raccontato la città, entrando ogni giorno nelle case degli ascoltatori con professionalità e passione.
Per chi lavorava al suo fianco, non era soltanto un collega, ma un punto di riferimento costante. Una presenza affidabile, capace di affrontare con lo stesso rigore le notizie più difficili e i racconti più leggeri, sempre con uno stile riconoscibile e diretto.

Lutto nel giornalismo italiano, morto Filippo Colombo
A spegnersi, all’età di 53 anni, è stato Filippo Colombo, storico cronista e volto noto di Radio Lombardia. Nato il 22 settembre 1972, aveva dedicato quasi tre decenni della sua vita al racconto quotidiano di Milano, seguendo con naturalezza cronaca nera, politica e grandi eventi cittadini.
Il suo percorso professionale aveva preso forma negli anni Novanta, quando nel 1995 era diventato giornalista professionista. I primi passi li aveva mossi in televisione, a Lombardia 7 Tv, ma il vero punto di svolta era arrivato nel 1997 con l’ingresso a Radio Lombardia. Da quel momento, il suo nome era diventato indissolubilmente legato all’emittente, costruendo negli anni un rapporto solido con il pubblico e con la redazione.
Negli ultimi tempi la malattia lo aveva costretto ad allontanarsi dagli studi, ma il legame con i colleghi non si era mai spezzato. Il suo modo di vivere il giornalismo, aperto e curioso, era rimasto un esempio per chi continuava a lavorare accanto a lui, anche a distanza. Il ricordo della redazione è arrivato attraverso parole cariche di affetto e riconoscenza. “È stato una colonna portante della nostra radio. Come lui stesso scriveva di sé, gli piaceva seguire ogni notizia: dalla nera alla rosa, alla politica, ai cortei. Raccontava tutti i fatti, belli e brutti, che ogni giorno passano per le nostre antenne”.

Un ritratto che restituisce l’immagine di un professionista completo, capace di attraversare generi diversi senza perdere mai il contatto con la realtà e con le persone. Una figura che, nel tempo, era diventata anche guida per i colleghi più giovani, trovando sempre il modo di trasmettere esperienza e passione. Attorno alla famiglia si è stretto l’abbraccio dell’intera emittente. L’editore Tiziano Mariani, insieme alla direzione e alla redazione, ha voluto esprimere vicinanza alla madre Lucia, rimasta accanto a lui fino all’ultimo. Per tutti era semplicemente “Fil”, un soprannome che racconta meglio di qualsiasi titolo il legame umano costruito negli anni.
La sua voce si spegne, ma resta il segno profondo lasciato nel giornalismo milanese. Un’eredità fatta di rigore, dedizione e capacità di raccontare la città in tutte le sue sfumature, ogni giorno, senza mai tirarsi indietro.