“Com’è morto davvero Luigi”: moglie e figlio arrestati dopo mesi

Un caso che scuote profondamente una comunità e che, con il passare dei giorni, assume contorni sempre più inquietanti. A Castel San Giovanni, nel Piacentino, la morte di un anziano inizialmente archiviata come naturale si è trasformata in un’indagine dai risvolti drammatici. Solo dopo mesi di accertamenti, infatti, gli investigatori hanno iniziato a ricostruire una verità ben diversa, fatta di sospetti, incongruenze e dettagli difficili da ignorare.

Luigi Alberti, 85 anni, pensionato e afflitto da gravi problemi di salute, era stato trovato senza vita nella sua abitazione il 25 ottobre 2025. In un primo momento nulla sembrava far pensare a un delitto, ma alcuni particolari hanno subito attirato l’attenzione di chi è intervenuto sul posto: segni sul corpo, tracce ematiche e un contesto generale che non coincideva con una morte accidentale. Da lì è partita un’indagine lunga e complessa, destinata a cambiare radicalmente lo scenario.

La svolta è arrivata dopo cinque mesi. I carabinieri hanno arrestato la moglie dell’uomo, Giuseppina Decuzzi, 81 anni, e il figlio cinquantenne Giuseppe Alberti. Le accuse sono gravissime: omicidio volontario aggravato, sequestro di persona e maltrattamenti. Secondo la Procura, l’anziano avrebbe vissuto per mesi in condizioni estreme, incompatibili con qualsiasi forma di assistenza dignitosa.

Ed è proprio nella seconda fase delle indagini che emerge il quadro più sconvolgente. Luigi Alberti sarebbe stato isolato in una cantina, al buio e senza riscaldamento, con accessi limitati e costretto a vivere su un divano sporco e inadatto alle sue condizioni. L’autopsia ha restituito un’immagine drammatica: grave denutrizione, piaghe da decubito mai curate, fratture non trattate e segni evidenti di violenze ripetute nel tempo.

Secondo gli investigatori, la morte sarebbe avvenuta la sera del 24 ottobre, a seguito di un’aggressione culminata in una compressione asfittica. Sul corpo dell’anziano sarebbero state rilevate anche ferite compatibili con un tentativo di difesa, elemento che rafforza l’ipotesi di un atto violento. Dopo il decesso, il cadavere sarebbe stato spostato al piano superiore per simulare una morte avvenuta nel letto, nel tentativo di depistare eventuali controlli.

A far emergere i primi dubbi decisivi è stata anche la gestione dei soccorsi. Il figlio avrebbe contattato prima un’agenzia funebre e solo successivamente il 118. Un comportamento ritenuto anomalo, che ha spinto la dottoressa intervenuta a non credere alla versione iniziale e a segnalare il caso, dando così impulso alle indagini.

Nel corso degli accertamenti è emerso anche un contesto familiare complicato. Gli inquirenti ritengono che moglie e figlio abbiano ostacolato più volte l’intervento di servizi di assistenza, rifiutando aiuti esterni nonostante le condizioni critiche dell’uomo. Per la Procura, Luigi Alberti sarebbe stato progressivamente abbandonato, considerato un peso e lasciato in uno stato di sofferenza estrema.

Una versione, tuttavia, respinta dagli indagati. Intervenuti anche nel programma La Vita in Diretta, hanno sostenuto che fosse l’anziano a maltrattare la moglie, ribaltando così la narrazione accusatoria. Resta ora attesa per gli interrogatori di garanzia fissati per oggi, martedì 31 marzo, che potrebbero chiarire ulteriormente una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo.

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