Nel panorama dello spettacolo italiano ci sono personalità che riescono a lasciare il segno non solo per il talento, ma soprattutto per il carattere. Tra queste spicca senza dubbio Mara Maionchi, protagonista di una lunga carriera costruita tra musica e televisione, capace ancora oggi di sorprendere con la sua schiettezza disarmante.
In occasione di un traguardo importante, quello degli 85 anni, la storica produttrice si è raccontata senza filtri in una intervista, ripercorrendo momenti di vita e di lavoro con la consueta ironia. Il tempo che passa non sembra spaventarla, anzi viene vissuto con una naturalezza rara: “Non sono dispiaciuta di avere la mia età. D’altronde ce l’ho, l’accetto. Poi lavoro ancora e mi piace: divertirsi lavorando è un bel colpo di culo”.

È proprio nel lavoro che Maionchi trova la sua energia quotidiana, una sorta di motore che la tiene attiva e coinvolta. Lo ammette apertamente, senza girarci intorno: “Sarei molto triste senza il lavoro. È una fatica… Però, mi fa sempre sentire nell’attualità e parte di una comunità di persone.” E infatti l’idea di fermarsi non è nemmeno presa in considerazione, come chiarisce con la sua solita franchezza: “Mi cacceranno quando non sarò più in grado”.
Ma è quando si entra nel vivo dei ricordi che emerge il lato più travolgente del suo carattere. Tra aneddoti e confessioni, la produttrice non si tira indietro neppure davanti agli episodi più coloriti del suo passato: “Ho preso a cinghiate Adriano Pappalardo: eh, mi faceva girare le balle! Anche Gianna Nannini: metteva su delle scene della malavita, ma poi mi sono affezionata”. Parole che raccontano un modo diretto, quasi ruvido, di vivere i rapporti professionali, ma anche una capacità di legarsi profondamente agli artisti.
Nel corso della sua carriera, infatti, ha incrociato alcuni dei nomi più importanti della musica italiana. Da Ornella Vanoni, ricordata con affetto per la sua sensibilità e per quella fragilità che a volte si trasformava in tensione, fino a Lucio Battisti, simbolo di una riservatezza quasi leggendaria. E poi il ricordo di Pino Mango, definito senza esitazioni: “Il più bravo di tutti”.

Accanto alla carriera, però, c’è sempre stata anche la vita privata, fatta di scelte, compromessi e soprattutto di un rapporto durato mezzo secolo. Con il marito, da lei soprannominato “il Salerno”, il legame è nato in un ambiente condiviso e si è consolidato nel tempo, nonostante differenze e difficoltà. Un amore che ha attraversato anche momenti complessi, come quello di un tradimento che la stessa Maionchi ha deciso di ridimensionare con grande lucidità.
Su questo tema, le sue parole sono ancora una volta spiazzanti e controcorrente: “non si può rovinare una famiglia per una sera o un momento! Gli uomini sono così: conquistadores. Quando le donne sono impegnate con i figli e si dimenticano del resto, loro – p**la – vanno a divertirsi. Fanno bene, non succede mica niente. È che è brutta la parola “tradimento”. Infatti, io non penso che il Salerno mi abbia tradita: per me era diventato secondario e lui si è allontanato un attimo, si è preso cinque minuti di festa. Ed è immorale mandare a monte tutto per quei cinque minuti”.
Un pensiero che sintetizza perfettamente il suo approccio alla vita: pragmatico, diretto e privo di ipocrisie. A 85 anni, Mara Maionchi continua così a essere una voce fuori dal coro, capace di raccontare senza filtri non solo il mondo dello spettacolo, ma anche le relazioni e le fragilità umane.