Una notte di luci, musica e simboli che ha mescolato solennità istituzionale e spettacolo pop, trasformando San Siro in un teatro globale. Davanti a uno stadio completamente esaurito e a una platea planetaria, l’Italia ha dato il via ai Giochi invernali con una cerimonia pensata come racconto corale, capace di tenere insieme le due anime dell’evento, Milano e Cortina. Le immagini hanno subito restituito il senso della portata dell’appuntamento, tra coreografie monumentali, momenti di emozione condivisa e una narrazione che ha saputo alternare ritmo e attesa, lasciando che il momento chiave arrivasse solo nella seconda parte della serata.
L’ingresso in scena del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha segnato il passaggio più istituzionale ma anche più sorprendente della cerimonia. Il capo dello Stato ha fatto il suo arrivo a San Siro a bordo di un tram, guidato da Valentino Rossi, strappando applausi e stupore al pubblico. In tribuna d’onore sedevano oltre cinquanta leader internazionali, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, accolto da qualche fischio, e il segretario generale dell’Onu António Guterres. Intanto scorrevano le immagini della sfilata degli atleti di 93 Paesi, accompagnata da un’ovazione per la delegazione ucraina e da reazioni contrastanti al passaggio di Israele, in un clima che ha ricordato quanto lo sport resti intrecciato all’attualità globale.

Lo spettacolo ha trovato il suo equilibrio tra musica e parole, affidandosi a una parata di grandi nomi. L’inno di Mameli è stato interpretato da Laura Pausini, mentre sul palco e nei segmenti artistici si sono alternati Mariah Carey, Andrea Bocelli, Ghali, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore, con la voce narrante di Matilda De Angelis a cucire i diversi quadri della serata. Le immagini della fiaccola, con gli ultimi tedofori a Milano e Cortina e l’accensione dei bracieri nelle due città, hanno accompagnato uno dei momenti più solenni, mentre la platea televisiva superava i due miliardi di telespettatori in tutto il mondo.

A rendere la cerimonia ancora più densa di significati è stato l’inserto cortinese, costruito come racconto simbolico della fatica e della rinascita. Al centro della scena è apparso Riccardo, l’11enne diventato suo malgrado simbolo delle difficoltà legate ai trasporti, fatto scendere da un bus perché privo del biglietto olimpico e costretto a rientrare a casa camminando per sei chilometri nel gelo. Ritrovarlo alle spalle del coro di montagna che intonava l’inno di Mameli dal cuore di Cortina d’Ampezzo, in perfetto sincrono con San Siro, ha dato al racconto una forza narrativa particolare. Accanto a lui, vestiti di bianco, gli storici fondisti Pietro Piller Cottrer, Fulvio Valbusa e Giorgio Di Centa, a incarnare l’idea di una vittoria costruita con il lavoro e la perseveranza. Corso Italia trasformato in asse narrativo, piazza Angelo Dibona in luogo di convergenza simbolica, la Regina delle Dolomiti ha vissuto una lunga festa iniziata ben prima della diretta televisiva.

La parata degli atleti a Cortina ha visto sfilare circa mille sportivi delle discipline invernali, dallo sci alpino al curling, dal bob allo skeleton, con il biathlon di Anterselva a completare il quadro. I portabandiera azzurri, la sciatrice Federica Brignone e il curler Amos Mosaner, hanno chiuso la sfilata delle 92 delegazioni, mentre il vessillo olimpico è stato retto da Franco Nones e Martina Valcepina. Il momento del giuramento, interamente affidato a Cortina, ha richiamato la memoria storica del 1956, quando la formula fu pronunciata per la prima volta da una donna, la sciatrice Giuliana Minuzzo Chenal. Settant’anni dopo, a pronunciarla sono stati la curler Stefania Constantini e lo slittinista Dominik Fischnaller, insieme agli allenatori e ai giudici designati, chiudendo il cerchio di una cerimonia costruita proprio attorno al simbolo dell’unità. Da domani, con la prima medaglia in palio nella discesa maschile a Cortina, la parola passerà finalmente allo sport.