“Ci vediamo in tribunale”. Paolo Del Debbio, caos in studio

La strage di Capodanno al Le Constellation di Crans Montana continua ad allargare i suoi confini ben oltre la cronaca nera. Quaranta giovanissime vittime, una notte di festa trasformata in tragedia, e ora un fronte che si sposta sul piano legalemediatico e perfino diplomatico. Nel giro di poche ore, il dramma ha innescato un duro confronto tra media italiani e Svizzera, accusata da più parti di aver reagito con freddezza e ritardo di fronte a un disastro senza precedenti.

Dall’altra parte delle Alpi, alcune testate e la televisione pubblica elvetica hanno parlato apertamente di una campagna anti-elvetica portata avanti dall’informazione italiana. Nel mirino finiscono i talk show, con un riferimento esplicito a 4 di Sera e al suo conduttore Paolo Del Debbio, accusati di aver alzato toni giudicati “accesi e sguaiati”. Parole pronunciate nel Tg della Rsi, che hanno immediatamente acceso la replica italiana.

Paolo Del Debbio, caos a Dritto e Rovescio

La risposta di Del Debbio arriva in diretta e non lascia spazio a interpretazioni. “Allora la signora, poi vediamo, magari ci vediamo in tribunale, perché io non ho mai detto una parola contro la Svizzera, mai. Perché? Sapete perché non l’ho detta? Perché non è quello che penso, è molto semplice”. Una presa di posizione netta, con cui il conduttore respinge l’accusa di aver attaccato un intero Paese, rivendicando la correttezza del proprio lavoro giornalistico.

Nel suo intervento, Del Debbio entra nel merito delle critiche. “Penso che Cran-Montana sia un episodio dove, ho detto prima, sento qualche odore di omertà, ma non ho detto mai la Svizzera, sono sicuro di quello che dico – prosegue Del Debbio -. Quindi voglio dire, questa signora qua, si informi un po’ meglio e va bene. Però è vero, chiedo scusa, è vero che la prima reazione dei media svizzeri alla tragedia è stata francamente inadeguata alla misura del disastro, questo bisogna dirlo per onestà”. Parole che spostano il discorso dalla polemica nazionale alla gestione dell’informazione nelle prime ore dopo la strage.

Fiori, candele e omaggi alle vittime del rogo di Crans-Montana

“Magari ci vediamo in tribunale perché io non ho mai detto una parola contro la Svizzera! Mai!”
Paolo Del Debbio risponde alla giornalista del servizio della RSI (televisione svizzera) nel quale è stato detto che alcuni media italiani attaccano la Svizzera, mostrando “4 di sera”. pic.twitter.com/0iLYxC2ORO

— Dritto e rovescio (@Drittorovescio_) January 15, 2026

Dal canto suo, la giornalista svizzera aveva aperto il sommario del Tg con un’accusa diretta. “Molti cittadini e giornalisti italiani si sono scagliati contro la Svizzera con accuse di vario tipo”. E ancora. “Si fanno sempre più accesi e sguaiati i toni e gli attacchi di una parte della stampa italiana nei confronti della Svizzera”. Nel servizio vengono citate alcune trasmissioni italiane, sottolineando come “negli show televisivi si è passati dalle critiche rivolte alla procura vallesana per come sta gestendo l’indagine agli attacchi frontali contro la Svizzera”.

Ma il racconto istituzionale non sembra convincere il pubblico. Sui social network, i commenti all’edizione del Tg svizzero prendono una direzione opposta. “Ma è normale trasmettere in prima serata sui primi due canali di lingua italiana due film definiti commedie? Forse sarebbe stato il caso di procedere con una trasmissione di approfondimento sul caso anche improvvisata. In Italia almeno c’è un canale, Rete 4, che sta trasmettendo in diretta da Crans Montana”. Un confronto impietoso tra approcci televisivi che alimenta ulteriormente la frattura.

Il dibattito si accende anche in studio. In collegamento con Dritto e rovescio interviene Daniele Piccaluga, esponente della Lega dei Ticinesi, che prova a smorzare i toni. “Magari lei direttamente non ha fatto alcuna critica alla nazione svizzera e di questo io ne sono estremamente felice, come sicuramente sanno felici tanti svizzeri che guardano appassionatamente anche i vostri canali. Magari alcuni suoi colleghi hanno fatto un po’ più di polemica, ma come è ben detto da lei, visto che non è stato il suo caso, direi di andare oltre”.

A rimettere benzina sul fuoco ci pensa però Pietro Senaldi, condirettore di Libero, con un intervento che scatena l’applauso del pubblico. “Ma scusi Piccaluga, dovremmo criticare gli australiani per il rogo di Crans? Dovremmo prendercela con gli australiani? Con gli svedesi? Con noi stessi? Dire che forse non in Svizzera ma nel Vallese, a Crans, in Svizzera mi scusi… Perché se ce la regalate diventa Italia, ma Crans è Svizzera”. Una frase che chiude il confronto lasciando sul tavolo una questione ancora aperta, quella del confine sottile tra critica giornalisticasensibilità nazionale e il rispetto dovuto a una tragedia che ha segnato profondamente due Paesi.

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