Al centro di tutto resta l’omicidio di Federica Torzullo, uccisa il 9 gennaio scorso dal marito Claudio Carlomagno, oggi detenuto nel carcere di Civitavecchia. Un delitto che ha risucchiato l’intera famiglia in un vortice di dolore, sospetti e ricostruzioni. Il marito Claudio è sorvegliato a vista sin dal giorno dell’arresto, il 18 gennaio, una misura rafforzata nelle ultime ore per scongiurare gesti disperati dopo il suicidio dei genitori.
Pasquale e Maria si sono tolti la vita nello stesso momento, impiccandosi nella loro villetta di via Tevere, ad Anguillara Sabazia. Un gesto che ha lasciato la comunità senza parole e che ora impone ulteriori accertamenti. La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, un atto dovuto per consentire le autopsie, che potrebbero essere eseguite a Roma, ma anche per verificare se la coppia abbia subìto pressioni psicologiche esterne.

Federica Torzullo, una parte della lettera d’addio dei genitori di Claudio Carlomagno destinata alla stampa
Nel mirino degli inquirenti finiscono anche le reazioni violente maturate online nei giorni successivi al delitto. Sui social si erano moltiplicati commenti e accuse legate all’ipotesi che Pasquale Carlomagno potesse aver avuto un ruolo di complice del figlio, soprattutto nella fase del trasporto e dell’occultamento del corpo di Federica. Un’ombra che, secondo chi indaga, potrebbe aver pesato in modo decisivo sull’equilibrio emotivo dei coniugi.

Eppure, dagli atti dell’inchiesta emerge un quadro diverso. È vero che nell’ordinanza di custodia cautelare viene citata la presenza del padre nei nove minuti trascorsi alla guida di un furgone fuori dall’abitazione di via Costantino, mentre Claudio, tra le 7.08 e le 7.17, stava ripulendo le tracce di sangue dopo l’omicidio e prima di uscire con il cadavere nel bagagliaio alle 7.35. Ma le indagini dei carabinieri, allo stato attuale, non attribuiscono al 67enne alcun ruolo operativo: non avrebbe svolto compiti specifici e non sarebbe nemmeno entrato nella villetta.
Un uomo, dunque, ritenuto estraneo ai fatti e mai indagato, che insieme alla moglie aveva scelto il silenzio. Per giorni non avevano più risposto al telefono, evitando contatti anche con i conoscenti più stretti. Pasquale era stato sentito solo all’inizio dell’inchiesta, poi il vuoto, fino alla decisione di far perdere le proprie tracce rifugiandosi a Roma dal figlio Davide, destinatario della lettera d’addio.


C’è una parte della lettera d’addio che Pasquale Carlomagno e Maria Messenio hanno scelto di destinare esplicitamente ai media. Un passaggio carico di amarezza, nel quale la coppia avrebbe spiegato come ciò che avevano letto sui giornali, visto in televisione e soprattutto incassato sui social li avesse progressivamente schiacciati. È anche per quel racconto pubblico, spesso feroce, che i due coniugi avrebbero maturato la decisione estrema, condividendola fino all’ultimo istante, come insieme erano stati travolti da una vicenda improvvisa e più grande di loro.
Davanti al cancello della villetta di via Tevere ora restano fiori e ricordi. «Erano due brave persone», ripetono i vicini e i commercianti della zona di via Anguillarese, la strada che conduce al lago di Bracciano. Anche i vigili urbani hanno voluto lasciare un mazzo di fiori bianchi. Un gesto semplice, che racconta il cordoglio di una comunità rimasta sospesa tra incredulità e dolore, mentre la giustizia prova a fare chiarezza su una tragedia che continua ad allargare le sue ombre.