Scenari futuri: Perché Renzi è sicuro che Meloni vincerà nel 2027 e salirà al Colle. Il leader di Italia Viva traccia un quadro inedito durante la Festa dell’Ottimismo, tra previsioni elettorali, critiche alle riforme e una sorprendente difesa del Partito Democratico.
In un panorama politico spesso dominato dall’incertezza e dalla tattica a breve termine, le dichiarazioni rilasciate da Matteo Renzi dal palco della Festa dell’Ottimismo a Firenze hanno avuto l’effetto di un sasso nello stagno. Ospite dell’evento organizzato da Il Foglio nella suggestiva cornice di Palazzo Vecchio, il leader di Italia Viva ha abbandonato per un attimo i panni dell’avversario politico per indossare quelli dell’analista, tracciando una parabola per Giorgia Meloni che culmina con il massimo riconoscimento istituzionale: la Presidenza della Repubblica.
Non si è trattato di una semplice battuta, ma di una disamina lucida, a tratti spietata, della forza attuale del centrodestra e della presunta debolezza delle alternative. Renzi ha delineato un percorso a tappe forzate che vedrebbe l’attuale Presidente del Consiglio non solo riconfermarsi alla guida del Paese nel 2027, ma ascendere al Colle più alto nel 2029.
Una previsione che riscrive gli equilibri politici
«Penso che nel 2027 Meloni vince e che nel 2029 va al Quirinale». La frase, pronunciata senza esitazioni, rappresenta un riconoscimento di “potenza” che raramente si ascolta tra avversari politici in Italia. Secondo l’ex premier, la solidità del consenso di Fratelli d’Italia e la tenuta della coalizione di governo, seppur tra alti e bassi, proiettano una stabilità che potrebbe durare per l’intero decennio.
Per comprendere la portata di questa affermazione, bisogna analizzare il contesto in cui nasce. Renzi, politico noto per la sua capacità di leggere (e talvolta anticipare) le dinamiche di palazzo, sembra aver preso atto di una realtà fattuale: l’assenza, al momento, di un’alternativa credibile e coesa capace di scalfire la leadership della Meloni. Definire l’avversaria quasi “imbattibile” nel medio termine non è un atto di resa, ma una provocazione intellettuale che serve a scuotere le opposizioni e, forse, a riposizionare il proprio ruolo di ago della bilancia.
Il parallelo con Silvio Berlusconi e il “sogno infranto”
Uno dei passaggi più interessanti del ragionamento renziano è il parallelo instaurato tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Renzi ha evocato il sogno mai realizzato del Cavaliere: chiudere la propria carriera politica al Quirinale. Berlusconi, fondatore del centrodestra italiano, ha più volte accarezzato l’idea di diventare Capo dello Stato, vedendo in quel ruolo il coronamento di un percorso imprenditoriale e politico unico. Tuttavia, le resistenze politiche e le vicende giudiziarie hanno sempre reso quel traguardo irraggiungibile.
Secondo la visione di Renzi, Giorgia Meloni potrebbe riuscire laddove il suo predecessore ha fallito. La leader di Fratelli d’Italia, pur condividendo l’elettorato di riferimento del berlusconismo, sta costruendo un profilo istituzionale diverso, più politico e meno imprenditoriale, che potrebbe permetterle di superare le diffidenze trasversali necessarie per l’elezione al Colle. Renzi ipotizza dunque un futuro “alla Berlusconi” per la premier, ma con un epilogo di successo: una vittoria elettorale netta nel 2027 che le darebbe la forza parlamentare per pilotare la propria successione a Sergio Mattarella nel 2029.
Il nodo del 2027: Perché Meloni potrebbe vincere ancora
L’analisi di Renzi si fonda su una lettura pragmatica dei numeri e del sentimento popolare. La scadenza del 2027 segnerà la fine naturale della legislatura. Arrivare a quella data senza incidenti di percorso sarebbe già un successo storico per un governo italiano. Ma Renzi va oltre: prevede una vittoria.
I fattori che supportano questa tesi, implicitamente riconosciuti dal leader di Italia Viva, sono molteplici:
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La frammentazione delle opposizioni: Il cosiddetto “Campo Largo” fatica a trovare una sintesi tra le anime riformiste, massimaliste e populiste del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle.
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La leadership internazionale: Nonostante le perplessità iniziali, Meloni ha saputo accreditarsi sui tavoli che contano, da Bruxelles a Washington, blindando la sua posizione interna.
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La mancanza di rivali interni: Nella coalizione di destra, né la Lega né Forza Italia sembrano avere, al momento, i numeri o la leadership per insidiare il primato di Fratelli d’Italia.
La stoccata sulla Legge Elettorale e la democrazia
Tuttavia, l’intervento di Renzi non è stato solo un elogio alla forza dell’avversaria. Subito dopo la “profezia”, l’ex premier è tornato a vestire i panni dell’oppositore, lanciando un attacco frontale sulla questione delle riforme istituzionali e, in particolare, sulla legge elettorale.
Renzi ha criticato aspramente l’ipotesi di una riforma cucita “a uso e consumo della destra”. Il timore espresso dal leader di Italia Viva è che si vada verso un sistema che penalizza la rappresentanza democratica per favorire una governabilità artificiale. «È una riforma che alimenta una deriva pericolosa e che riduce lo spazio del pluralismo politico», ha spiegato. Il bersaglio grosso è il tentativo di polarizzare il sistema politico italiano, cancellando le sfumature e, soprattutto, eliminando lo spazio vitale per le forze di centro come la sua. Secondo Renzi, una legge che forza il bipolarismo non rappresenta la complessità del Paese e rischia di lasciare milioni di elettori moderati senza una casa politica influente.

Un assist inatteso al Partito Democratico
Nel corso dell’evento fiorentino, c’è stato spazio anche per un colpo di scena tattico che ha spiazzato molti osservatori: la difesa del Partito Democratico in merito alle polemiche su Francesca Albanese.
La figura della relatrice Onu per i Territori palestinesi occupati è da tempo al centro di un furioso dibattito mediatico e politico, accusata di posizioni radicali e, secondo alcuni critici, di antisemitismo latente. Renzi, che non ha mai risparmiato critiche alla segreteria di Elly Schlein, ha scelto in questo caso di separare le responsabilità.
«È scorretto sovrapporre la faccia di Francesca Albanese alla faccia del Pd», ha scandito con nettezza. Pur definendo la Albanese come “la negazione della serietà in politica” e giudicando “incredibile” l’attenzione mediatica che le viene riservata, Renzi ha voluto proteggere il Pd da una generalizzazione che ritiene ingiusta.
Questa mossa rivela la finezza politica di Renzi: colpire il merito della questione (la posizione della Albanese) salvando però l’istituzione partito (il Pd). È un modo per mantenere aperto un canale di dialogo con l’elettorato dem, dimostrando di saper distinguere tra la polemica spicciola e la lealtà istituzionale, e forse per ribadire che il vero nemico è il populismo, non il riformismo di sinistra, per quanto diverso dal suo.
Il futuro del Centro e le sfide di Renzi
Le parole pronunciate a Palazzo Vecchio ci dicono molto anche sul futuro dello stesso Matteo Renzi. Riconoscere la forza di Meloni significa ammettere che la strategia dell’opposizione frontale e ideologica ha fallito. La sua critica alla legge elettorale è un grido d’allarme per la sopravvivenza del “Terzo Polo” o di qualsiasi aggregazione centrista.
Se la previsione sul 2027 e il 2029 dovesse avverarsi, l’Italia si appresterebbe a vivere un lungo ciclo egemonico di destra. In questo scenario, il ruolo di Renzi e delle forze liberali dovrà necessariamente evolversi: non più solo opposizione, ma costruttori di un’alternativa che, al momento, sembra ancora tutta da inventare.
La “profezia” su Meloni al Quirinale non è dunque solo un pronostico: è un avvertimento a tutto il sistema politico italiano. Se il centrosinistra non troverà una chiave di volta per scardinare questa narrazione di “invincibilità”, il destino tracciato da Renzi potrebbe trasformarsi da ipotesi provocatoria a concreta realtà storica.
Domande Frequenti (FAQ)
Cosa ha previsto Matteo Renzi riguardo a Giorgia Meloni? Matteo Renzi ha previsto che Giorgia Meloni vincerà le elezioni politiche del 2027 e che, successivamente, verrà eletta Presidente della Repubblica nel 2029, succedendo a Sergio Mattarella.
Perché Renzi paragona Meloni a Berlusconi? Renzi ha citato Berlusconi perché anche il fondatore di Forza Italia ambiva al Quirinale, senza mai riuscirci. Secondo Renzi, Meloni potrebbe seguire una parabola simile in termini di consenso e leadership, ma con un esito diverso: riuscire effettivamente a salire al Colle.
Qual è la critica di Renzi alla nuova legge elettorale? Renzi sostiene che la riforma elettorale spinta dalla destra sia dannosa per la democrazia perché riduce il pluralismo e penalizza le forze di centro, favorendo un sistema bipolare rigido che non rispecchia le sfumature politiche del Paese.
Come si è espresso Renzi sul caso Francesca Albanese e il PD? Renzi ha difeso il Partito Democratico, sostenendo che sia scorretto associare l’intero partito alle posizioni controverse di Francesca Albanese, relatrice Onu. Ha criticato duramente la Albanese definendola poco seria, ma ha evitato di usare la polemica per attaccare la leadership del PD.
Quando si terranno le prossime elezioni politiche in Italia? La scadenza naturale della legislatura attuale è prevista per il 2027, anno in cui, secondo la previsione di Renzi, Giorgia Meloni potrebbe essere riconfermata premier.