La storia che ha portato alla morte di Federica Torzullo comincia con una normalità disarmante, fatta di routine domestiche e messaggi rapidi, di quelli che si scambiano ogni mattina senza pensarci troppo. Una quotidianità che sembrava scorrere regolare nella villetta affacciata sul lago, dove la donna, 41 anni, funzionaria delle Poste Italiane, viveva con il marito e il figlio di dieci anni. L’8 gennaio, però, quella normalità si interrompe senza rumore. Federica sparisce nel nulla e la sua assenza, inizialmente, appare come una pausa inspiegabile più che come un allarme.
Nelle ore successive, mentre i familiari iniziano a chiedersi dove sia finita, emerge un dettaglio che sembra confermare la continuità delle cose. Il figlio dorme dai nonni e la madre, come sempre precisa e organizzata, aveva annunciato un cambio nella colazione del mattino. Non più latte e biscotti, ma crêpes fatte in casa. La sera prima, racconta la madre Roberta, Federica aveva spiegato con cura la ricetta dell’impasto, come faceva spesso, con quell’energia che in famiglia descrivevano come quella di un “vulcano”.

Federica Torzullo, l’ultimo sms mandato dal marito
La mattina del 9 gennaio, alle 7.33, parte il primo messaggio via WhatsApp. Roberta scrive dal suo telefono: “Cosa ci metto nelle crêpes?”. La risposta arriva alle 7.55: “Nutella”. La nonna resta sorpresa e replica subito: “Non ce l’ho, non l’ho mai comprata!”. Poco dopo arriva una correzione secca: “Marmellata”. Quando Roberta comunica di aver optato per la solita colazione, l’ultimo messaggio chiude la conversazione: “Ok”., inviato intorno alle 8.05. Tutto sembra normale, finché qualcuno non inizia a notare che in quella casa la Nutella non entrava mai, per scelta precisa della nonna.

È da qui che il racconto cambia direzione. Gli inquirenti, impegnati nelle ricerche insieme ai Carabinieri, incrociano i dati del telefono con i rilievi effettuati nell’abitazione. Il cellulare di Federica agganciava ancora la cella domestica, ma nel frattempo emergono tracce di sangue in soggiorno e sull’auto del marito. Un quadro che non combacia con l’idea di una donna viva che scrive messaggi di prima mattina. La convinzione prende forma: quei testi non sarebbero stati inviati da lei.


A quel punto l’attenzione si concentra su Claudio Carlomagno, 45 anni, titolare di un’impresa di movimento terra. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo avrebbe ucciso la moglie la sera dell’8 gennaio, al termine di una lite violenta, e avrebbe poi tentato di simulare una parvenza di normalità usando il suo telefono. Un errore grossolano, perché non conosceva fino in fondo le abitudini alimentari del figlio né le regole ferree della suocera, e proprio quel dettaglio apparentemente insignificante avrebbe incrinato l’alibi.
Il 18 gennaio arriva il tragico epilogo. A dieci giorni dalla scomparsa, il corpo di Federica viene ritrovato all’interno della ditta di famiglia, sepolto in una buca scavata con un mezzo meccanico e coperto da rovi. Il luogo del ritrovamento, non lontano dal lago di Bracciano, chiude il cerchio di un’indagine partita da una colazione mancata e finita con un’accusa pesantissima. Claudio Carlomagno è ora in carcere con l’ipotesi di omicidio aggravato, mentre quei messaggi del mattino restano agli atti come la prova decisiva che ha svelato la messinscena.