
Il tempo, più ancora del gas, è il vero problema. Perché la crisi energetica non è più un’ipotesi ma una scadenza: il lockdown energetico potrebbe scattare già a maggio. È questa la finestra indicata dal governo, legata a doppio filo alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Se il flusso di energia non riparte rapidamente, l’Italia rischia di entrare in una fase di restrizioni diffuse nel giro di poche settimane. Il punto è semplice: le riserve non bastano per reggere a lungo. E le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto lo chiariscono senza giri di parole: “È ciò che si teme. Non tutto ma molto”.
Il conto alla rovescia è già iniziato. Entro tre settimane il flusso di gas potrebbe iniziare a rallentare, ed è questo il vero nodo. Non il livello degli stoccaggi, oggi al 44% e sopra la media europea, ma la capacità di continuare ad alimentare il sistema. Il cambio di fase è previsto proprio a maggio, quando le scorte inizieranno a frenare. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin porterà a Palazzo Chigi i dati aggiornati sui consumi, mentre il governo prepara misure di contenimento sul modello della crisi del 2022.
Il piano è già sul tavolo e riguarda direttamente la vita quotidiana. Il razionamento partirà da piccoli interventi diffusi: un grado in meno per i condizionatori in estate, meno ore di utilizzo, e lo stesso per i termosifoni in inverno. Il risparmio stimato è tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas. Accanto a questo si studiano soluzioni già viste: smart working più esteso, targhe alterne per i trasporti e una riduzione dell’illuminazione pubblica.
Sul fronte industriale la questione è ancora più delicata. Le filiere energivore, come acciaio e meccanica, potrebbero essere costrette a rallentare. Si valuta anche di aumentare la produzione delle centrali a carbone e spingere sulle rinnovabili, mentre torna il tema del gas russo, con una parte della maggioranza che chiede di riaprire quel canale. Il sistema si prepara così a una compressione dei consumi che, se la crisi dovesse aggravarsi, potrebbe trasformarsi in qualcosa di più simile a un vero blocco.
Il nodo politico è evidente. Le misure oggi allo studio sono molto simili a quelle criticate dall’attuale maggioranza quando era all’opposizione. E sullo sfondo pesa l’escalation internazionale legata a Donald Trump, considerato alleato dalla premier ma anche uno dei fattori di instabilità. Torna così attuale la frase di Mario Draghi, “Volete la pace o il condizionatore?”, che oggi si traduce in una scelta sempre meno teorica tra geopolitica ed economia reale.
Nel frattempo il governo prepara anche la leva organizzativa. Il lavoro agile, già usato da oltre 555 mila dipendenti pubblici, può essere esteso rapidamente sul modello Covid. I settori da proteggere restano scuola e sanità, esclusi da tagli più drastici. Nei prossimi giorni Meloni porterà il tema in Parlamento: da lì passerà la linea definitiva per preparare il Paese a un possibile lockdown energetico già da maggio.