Il caso di Pamela Genini entra in una fase sempre più delicata e decisiva. Dopo la scoperta della profanazione della sua tomba nel cimitero di Strozza, gli investigatori hanno avviato una serie di accertamenti scientifici approfonditi per chiarire cosa sia accaduto al feretro della giovane 29enne. Le analisi si concentrano su tracce biologiche, Dna, pollini e residui metallici, elementi che potrebbero rivelarsi determinanti per ricostruire tempi e modalità dell’episodio.
A guidare questo lavoro è Cristina Cattaneo, anatomopatologa e direttrice del Labanof di Milano, struttura di riferimento nel campo delle scienze forensi. Con lei operano il medico legale Matteo Marchesi, l’antropologo Marco Cummaudo, nominati dal pubblico ministero, e il consulente della famiglia Antonello Cirnelli. Il loro compito è quello di analizzare ogni dettaglio utile per individuare eventuali tracce lasciate da chi ha violato il corpo.

I campioni prelevati dalla salma e dalla bara restano sotto sequestro, mentre il laboratorio procede con esami sempre più mirati. In particolare, i residui metallici potrebbero indicare l’utilizzo di strumenti specifici per aprire o manomettere il feretro, mentre lo studio dei pollini potrebbe offrire indicazioni sugli ambienti frequentati o sul momento in cui è avvenuta la profanazione. È proprio su questi elementi microscopici che si gioca una parte cruciale dell’indagine.
Solo nella seconda parte della vicenda emerge tutta la gravità del caso. Pamela Genini, uccisa a Milano nell’ottobre 2025, era già al centro di una tragedia che aveva profondamente colpito familiari e comunità. La scoperta della profanazione è arrivata successivamente, nel momento in cui la salma doveva essere trasferita, aprendo un nuovo e inquietante capitolo investigativo.

A rendere il quadro ancora più inquietante sono alcuni episodi segnalati nelle settimane successive. Nelle notti dopo la profanazione, qualcuno avrebbe lasciato delle candele sulla tomba della giovane. Un gesto che, lungi dall’essere considerato casuale, è ora al vaglio degli inquirenti, perché potrebbe nascondere un significato preciso o indicare la presenza di qualcuno legato ai fatti.
Il fascicolo resta aperto e i Carabinieri della compagnia di Zogno insieme al Nucleo investigativo continuano a lavorare senza sosta. Vengono analizzati movimenti sospetti, comportamenti anomali e ogni possibile collegamento utile a restringere il campo delle ipotesi. Nessuna pista viene esclusa, mentre si cerca di costruire un quadro sempre più chiaro.

In questo contesto, il lavoro scientifico del Labanof rappresenta la vera chiave per arrivare alla verità. In un caso segnato da elementi particolarmente disturbanti, saranno proprio le analisi di laboratorio a trasformare indizi fragili in prove concrete.
È lì, tra tracce invisibili e dettagli minimi, che gli investigatori sperano di trovare la svolta decisiva. Perché potrebbe essere proprio da quei frammenti impercettibili che emergerà finalmente un nome, un volto e una risposta per la tragica vicenda di Pamela Genini.