
La tragica vicenda della piccola Melodee B. si è conclusa nel modo più drammatico possibile, scuotendo l’opinione pubblica non solo della California ma di tutti gli Stati Uniti. Dopo mesi di ricerche incessanti che hanno visto coinvolte le forze dell’ordine locali e i reparti speciali dell’Fbi, il ritrovamento dei resti della bambina nello Utah ha messo fine a ogni speranza di un lieto fine. La notizia del ritrovamento è stata confermata da fonti ufficiali della polizia e ha portato all’immediata carcerazione della madre della piccola, la quarantenne Ashlee, che ora deve rispondere di accuse pesantissime senza alcuna possibilità di uscire su cauzione.
La ricostruzione della scomparsa
Tutto ha avuto inizio nel mese di ottobre, quando la routine quotidiana della famiglia è stata interrotta da una serie di spostamenti sospetti che hanno subito attirato l’attenzione degli investigatori. Il 7 ottobre la donna era stata vista presso un’agenzia di autonoleggio insieme alla figlia. Un dettaglio inquietante emerso dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza riguardava l’aspetto della bambina, che in quel momento indossava una parrucca. Secondo gli inquirenti, questo sarebbe stato un chiaro tentativo della madre di alterare i tratti somatici della figlia per evitare che venisse riconosciuta durante il lungo viaggio in auto che avrebbe intrapreso di lì a poco.
Nei giorni immediatamente successivi al noleggio della vettura, la donna ha percorso migliaia di chilometri attraversando diversi stati tra cui il Nebraska, lo Utah, l’Arizona, il Nevada e il Kansas. Si è trattato di un tragitto frenetico e apparentemente senza una meta logica, che si è concluso con il ritorno della donna a Lompoc, in California, il 10 ottobre. Le autorità hanno accertato che al suo rientro la madre guidava la medesima auto utilizzata per la partenza, ma con una differenza sostanziale rispetto all’inizio del viaggio ovvero che la piccola Melodee non era più con lei. Nonostante l’assenza della figlia, la donna non ha dato l’allarme né ha fornito spiegazioni plausibili ai vicini o ai conoscenti.
Un aspetto particolarmente doloroso di questa cronaca riguarda il ritardo con cui è stata segnalata la sparizione della bambina. Non è stato infatti un familiare a rivolgersi alla polizia, bensì un’amministratrice scolastica preoccupata per l’assenza prolungata della piccola dalle lezioni. Solo il 14 ottobre, diversi giorni dopo il rientro della madre a Lompoc, le autorità sono state ufficialmente investite del caso. Questo lasso di tempo ha permesso alla donna di muoversi indisturbata, complicando notevolmente le fasi iniziali delle indagini. La scuola ha svolto un ruolo fondamentale nel far emergere una situazione che altrimenti sarebbe potuta rimanere nell’ombra ancora per molto tempo.
Il ritrovamento dei resti
Le ricerche si sono concentrate nelle zone attraversate dall’auto a noleggio, seguendo le tracce digitali e i passaggi registrati dai varchi stradali. Alla fine, il corpo di Melodee è stato rinvenuto in una zona remota dello Utah. La conferma definitiva del decesso è arrivata non solo dalle autorità ma anche dalla nonna paterna, Lilly, che ha parlato con i media locali esprimendo il dolore straziante della famiglia. L’ultima immagine certa della bambina in vita risaliva al 9 ottobre, quando era stata ripresa da una telecamera di sicurezza in una zona di confine tra il Colorado e lo Utah, proprio nei pressi di dove poi è stato effettivamente rinvenuto il cadavere.
L’arresto della madre
Subito dopo il ritrovamento dei resti, la polizia ha proceduto al fermo della madre a Lompoc. In rete hanno iniziato a circolare rapidamente le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza dei vicini di casa, che mostrano il momento esatto in cui la donna viene scortata fuori dalla sua abitazione in manette. Attualmente la sospettata si trova nel carcere della Contea di Santa Barbara. Il giudice ha stabilito che non potrà beneficiare della libertà dietro cauzione, data la gravità del reato e il rischio di fuga o di reiterazione. La comunità locale è rimasta profondamente colpita dalla freddezza della donna, che per giorni ha finto che nulla fosse accaduto mentre il corpo della figlia giaceva abbandonato a centinaia di chilometri di distanza.
Data la natura del crimine e il fatto che fossero coinvolti più stati, l’intervento dell’Fbi è stato immediato e massiccio. Gli agenti federali hanno lavorato fianco a fianco con la polizia californiana per incrociare i dati dei tabulati telefonici e i movimenti bancari della donna. Questo sforzo congiunto ha permesso di mappare con precisione ogni sosta effettuata durante il viaggio della morte. La tragica conclusione di questa vicenda lascia aperti molti interrogativi sul movente che ha spinto una madre a compiere un gesto così estremo e sulla rete di protezione che potrebbe aver avuto o meno durante la sua fuga attraverso l’America.