
La vittoria pesa, eccome. Non solo per la classifica, ma per il modo in cui è arrivata, contro una Roma che obbliga sempre a misurarsi davvero. Eppure, nel dopopartita, Luciano Spalletti spegne subito qualsiasi tentazione di lettura comoda, qualsiasi accenno a un futuro che sembri già scritto. La Juventus ha vinto, ha convinto, ma per il suo allenatore non è il momento di lasciarsi andare.
Davanti ai microfoni di Sky, Spalletti analizza la partita con lucidità, soffermandosi sui dettagli, sui singoli, sulle risposte tattiche arrivate dal campo. Poi, quando il discorso scivola sulle prossime gare, sulla carta più semplici, arriva la frenata netta, quasi istintiva. “Non fare questi discorsi perché ti mordo”, dice sorridendo, ma senza lasciare spazio a interpretazioni.
Il messaggio di Spalletti tra ironia e rigore
La battuta strappa un sorriso, ma racconta molto più di quanto sembri. Spalletti rifiuta l’idea che esistano partite agevoli, rifiuta la narrazione di un calendario favorevole. Nel suo calcio, oggi, non c’è spazio per abbassare la guardia: ogni gara è un esame, ogni avversario un rischio reale.
Nel suo intervento torna più volte il concetto di crescita, legato alle vittorie contro squadre forti, capaci di mettere in difficoltà e quindi di insegnare qualcosa. È lì che, secondo il tecnico, si costruisce la vera fiducia: non nella facilità presunta, ma nella fatica superata. Un percorso che passa anche dai singoli, come Kenan Yildiz ed Edon Zhegrova, citati per qualità e margini di miglioramento, senza mai separarli dal contesto collettivo.
La vittoria come punto di partenza, non di arrivo
Spalletti è chiaro: vincere serve, ma solo se si continua a imparare. Le classifiche possono cambiare in fretta, le certezze evaporare altrettanto rapidamente. Per questo non vuole sentir parlare di serenità automatica o di sfide “alla portata”. Nel suo lessico non esiste la parola “tranquillo”, esiste solo “concentrato”.
Il tono resta leggero, l’ironia affiora, ma il messaggio è netto. Questa Juventus ha fatto un passo importante, non decisivo. E guai a pensare che il lavoro sia finito: chi prova ad anticipare il futuro, per Spalletti, rischia davvero di essere… morso.