
Il caso della strage di Erba si trascina dietro un nuovo, tesissimo capitolo giudiziario che scuote i vertici della magistratura. Cuno Tarfusser, già sostituto procuratore a Milano, ha deciso di passare all’attacco depositando un esposto-denuncia formale presso la Procura di Bolzano. Al centro dell’atto ci sarebbe l’operato dei colleghi che hanno confermato l’ergastolo per Olindo e Rosa: Tarfusser solleva il sospetto che prove cruciali favorevoli alla difesa siano state deliberatamente ignorate, arrivando a contestare passaggi che non esita a definire “false”. Nel documento, il magistrato lancia un interrogativo che pesa come un macigno: «È davvero consentito a dei giudici affermare non essere provato ciò che non solo è in atti, ma che è di comune conoscenza, pur di negare il carattere di “novità” a una prova nuova offerta in valutazione?».
L’ombra dell’inimicizia e il passo indietro di Rispoli
La battaglia, però, non si combatte solo sul piano procedurale, ma scende nel terreno scivoloso dei rapporti personali. Tarfusser attacca frontalmente il procuratore generale Guido Rispoli, sostenendo che quest’ultimo avrebbe dovuto astenersi dal processo a causa di una «aperta e conclamata inimicizia» nei suoi confronti, un legame che si sarebbe logorato nel corso di anni nonostante una passata vicinanza. La replica di Rispoli non si è fatta attendere, emergendo da un’intercettazione ambientale raccolta da Felice Manti per Il Giornale e destinata alle telecamere de Le Iene. Nell’audio, Rispoli ammette la volontà di fare un passo indietro per evitare speculazioni: «Per questioni tra me e Tarfusser, io non la potrò fare la revisione […] qualsiasi cosa faccia se poi dico “annulliamo”, diranno “lo fa per recuperare con Tarfusser”», spiegando che l’incarico passerà a un magistrato di punta della Procura Generale.
Il passaggio più dirompente riguarda l’apertura di Rispoli verso il lavoro giornalistico condotto sul caso. Il procuratore ha infatti ammesso di aver seguito con attenzione le inchieste televisive: «Ho seguito tutte le trasmissioni de Le Iene. Quindi credo di essere informato bene». Una dichiarazione che si chiude con una riflessione che potrebbe cambiare il destino della revisione, riconoscendo che chiunque segua il giornalismo d’inchiesta sul tema non può che avere «qualche perplessità», definendo il quadro rappresentato come «un quadro di meritevole riflessione».